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14 Marzo 2026 - 11:11
Immagine generica, realizzata con l'intelligenza artificiale
È l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari registrati nelle ultime settimane, seguita da rame, ferro, alluminio e carburanti, mentre si registrano aumenti più contenuti per l’acciaio e prezzi sostanzialmente stabili per le farine.
È quanto emerge da un monitoraggio realizzato dal sistema CNA su un campione di imprese, che evidenzia un generalizzato incremento dei prezzi dei materiali, le prime tensioni sugli approvvigionamenti e un forte aumento dei costi di spedizione, che in alcuni casi arrivano fino a 3mila euro in più per un container standard, oltre a rincari nelle coperture assicurative.
Il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha registrato un aumento del 60%, in linea con le quotazioni del gas sulla piazza di Amsterdam. Il prezzo medio delle ultime settimane si attesta a 143 euro per MWh, ben al di sopra dei 102 euro della Germania, 63 euro della Francia e 48 euro della Spagna. Dopo l’energia elettrica, i maggiori rialzi riguardano il rame, con un balzo vicino al 40%, consolidando un trend in atto da oltre un mese anche a causa della forte domanda proveniente dai settori automotive e data center. A seguire ferro e profilati di alluminio, con listini ritoccati fino al 20%. Nel settore delle costruzioni si registrano incrementi del 18% per il conglomerato bituminoso e del 10% per il calcestruzzo, mentre nel comparto della meccanica alcune plastiche segnano aumenti fino al 30%. Più contenuti, invece, i rialzi per l’acciaio: i coils zincati segnano un aumento del 4%, i laminati a caldo del 3%, mentre restano sostanzialmente stabili i laminati a freddo. Dall’inizio dell’anno, tuttavia, diversi semilavorati registrano incrementi attorno al 10%.
Anche il legno ha iniziato a risentire del clima di tensione sui mercati, con aumenti compresi tra il 10 e il 15%. Dopo la fiammata dei primi giorni si è invece stabilizzato il prezzo dei carburanti, con un aumento del 15% per il gasolio e inferiore al 10% per la benzina. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’incertezza dei listini: le quotazioni di molti materiali sono valide per sole 24 ore e, per alcuni prodotti come tubazioni e raccordi in PVC, i fornitori accettano ordini con riserva di aggiornamento prezzi.
Prezzi stabili per le farine, ma il settore dei prodotti da forno resta tra i più sensibili alle variazioni dell’energia, con le bollette che incidono per circa il 14% dei costi di produzione. L’impatto è ancora più forte per alcune attività ad alta intensità energetica: nel settore dei lapidei l’energia rappresenta tra il 30 e il 35% dei costi totali, mentre per le tinto-lavanderie può arrivare fino al 40%.
“Quello che stiamo registrando – sottolinea Giovanni Genovesio, Presidente di CNA Piemonte – è una nuova fase di forte pressione sui costi per le micro e piccole imprese. Non si tratta solo dell’energia: assistiamo a rincari diffusi su molti materiali, dal rame all’alluminio, dal bitume alle plastiche. Per un tessuto produttivo come quello piemontese, fatto in larga parte di piccole imprese manifatturiere e artigiane, questa situazione rischia di tradursi rapidamente in margini ridotti e in difficoltà operative.”
A preoccupare le imprese è anche il clima di incertezza sui mercati e sulle forniture. “Oltre all’aumento dei prezzi – aggiunge Delio Zanzottera, Segretario di CNA Piemonte – diverse imprese segnalano le prime difficoltà di approvvigionamento e una forte instabilità dei listini. Per molte aziende significa lavorare senza poter programmare con certezza costi e tempi di consegna. In una regione come il Piemonte, dove la manifattura artigiana è fortemente integrata nelle filiere produttive, queste tensioni rischiano di rallentare la produzione e di mettere sotto pressione soprattutto le micro imprese.”
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