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15 Marzo 2026 - 10:12
Il bunet di Debora Sattamino e, nel riquadro, Alessandro Borghese
Durante la puntata tv di Alessandro Borghese “4 Ristoranti” andata in onda nei giorni scorsi e dedicata alle piole torinesi, si apre apre una discussione sulla ricetta di uno dei dolci più tipici della tradizione piemonte: il Bunet.
In competizione la Piola di Reaglie, la Trattoria Cerere, la Trattoria del Falabrach e la Piola sabauda, scatta una controversia che riguarda l’uso delle uova nella ricetta del Bunet o Bonet (a seconda della pronuncia più in italiano o piemontese).
Succede che arriva un Bunet che non convince tutti, a partire da Francesca Lazzerin della Trattoria Cerere che lo trova un po’ liquido, e poi dice “non hanno messo abbastanza uova“. Un altro concorrente, Roberto Forno, della Piola sabauda, e risponde come shockato: “Scusa, le uova nel bonèt?”. Ribandendo poi: “Sono piemontese e piulè ed è una bestemmia dire che nel bonèt ci va l’uovo”.
Per Clelia Salvetti della centenaria Trattoria Salvetti di Paroldo però non ci sono dubbi. “Nel Bunet ci vogliono assolutamente le uova. E’ ovvio. E’ sempre stato così, nelle ricette più tradizionali anche di mia nonna e mia zia. Senza uova non "starebbe insieme" e ci vorrebbe l’ausilio di un colla di pesce per esempio, ma a quel punto non è più un Bunet”.

Clelia prepara ancora il Bunet come una volta sul Putagè la sfufa a legna tipica di un tempo ormai passato, su cui le nostre nonne cucinavano tutto.
Lei usa 6 uva per uno stampo classico e lo cuoce a bagnomaria all’interno di un contenitore dai bordi alti con acqua direttamente sulla stufa. Poi c’è anche la versione in forno. Ma quella di Clelia è la versione più antica.

“Noi lo abbiamo sempre fatto con il cioccolato – prosegue Clelia – ma so che alcuni lo gradiscono in versione bianca e mi capita spesso di riproporlo anche così”.
In alcune famiglie infatti un tempo si faceva bianco quindi solo con uova, latte, zucchero, amaretti. E se c’era in dispensa, un po' di liquore, ma solo a volte.
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