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«Energia nucleare? Meglio puntare sulle filiere del legno»

Intervento dell’Uncem: «potenziare interventi nazionali per produrre posti di lavoro e risparmio»

«Energia nucleare? Meglio puntare sulle filiere del legno»

Guerra, crisi energetica, prezzo del petrolio… sono tutte variabili che ciclicamente riaprono il dibattito sul futuro delle fonti di energia. Possibilmente sostenibili. E il ritorno al nucleare (a cui l’Italia a rinunciato via referendum una prima volta nel 1987 e una seconda nel 2011) è sempre un’opzione. Ogg l'Italia sta pianificando un ritorno al nucleare con l'obiettivo di integrare tra 8 e 16 GW di capacità entro il 2050, puntando su tecnologie come i piccoli reattori modulari (SMR). L'ingresso ufficiale nell'Alleanza Nucleare Europea (2025) e la creazione di Nuclitalia sono segnali che vanno in questa direzione.

Il dibattito resta comunque aperto come testimonia l’intervento di Marco Bussone, Presidente Uncem e AIEL, Associazione italiana per le agroenergie. «Uncem non interviene sulla bontà o meno del nucleare, dato in partenza anche in Italia. Siamo però certi di una cosa. Se si decidesse di puntare su altre filiere, come quelle bosco-legno-energia, con opportuni investimenti e incentivi, avremmo immediatamente migliaia di posti di lavoro, un rafforzamento del sistema che vale 2 punti di PIL, immediate risposte alla crisi energetica che riguarda milioni di famiglie. È importantissimo il Governo punti sulle filiere forestali anche per la produzione energetica. È necessario e fa bene al Paese. Sblocchi ad esempio il Conto termico 3.0, incrementando le risorse per il 2026 e dando risposte alle migliaia di cittadini che possono accedere a quegli incentivi per stufe, caminetti e impianti domestici alimentati a pellet e cippato».

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