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18 Marzo 2026 - 10:45
Paolo Ramonda e Giona Cravanzola, alla Mellea
Una sala attenta e partecipe ha accolto, nella serata di ieri – martedì 17 marzo – l’incontro “Far fiorire la giustizia: poiché l’Eterno ama la giustizia (Salmo 37)”, ospitato presso il complesso della Mellea di Farigliano. Un appuntamento intenso e ricco di spunti, che ha visto protagonisti Paolo Ramonda, per anni guida nazionale della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e da molto tempo impegnato nella gestione di una Casa famiglia a Sant’Albano Stura, e Giona Cravanzola, responsabile della realtà della Mellea.

Il dialogo tra i due relatori, moderato dal giornalista Mattia Clerico, ha coinvolto attivamente il pubblico, che ha posto numerose domande, segno di un interesse vivo e concreto verso i temi trattati. Il confronto si è mosso tra scenari globali e quotidianità, mettendo al centro una domanda tanto semplice quanto disarmante: dov’è la giustizia, oggi?
Ampio spazio è stato dedicato alle grandi crisi internazionali: l’angoscia della guerra, il dramma dell'Ucraina, del Medio Oriente e della Striscia di Gaza – dove continuano a morire moltissimi bambini – oggi in parte oscurato da altri conflitti e dalle tante guerre che attraversano il mondo. Un contesto che inevitabilmente alimenta smarrimento e sfiducia.
Proprio su questo punto si è innestato il cuore del tema quaresimale, “far fiorire la giustizia”, in un tempo storico in cui molti faticano a credere nella sua esistenza. Alla domanda emersa dal pubblico – “Perché tanta sofferenza?” – Ramonda e Cravanzola hanno risposto offrendo una prospettiva controcorrente, ma concreta.

«Qualcuno dice che pregare per la pace non serve a niente?» ha detto Ramonda. «Io vi dico che è esattamente il contrario: la preghiera è l’arma più forte e rivoluzionaria che abbiamo per combattere guerra, ingiustizie e sofferenze. È un’arma che tutti possiedono, in ogni luogo e in ogni momento, indipendentemente dalla religione e dal credo di ognuno».
Accanto alla dimensione spirituale, il confronto ha toccato anche le tante ingiustizie quotidiane. Cravanzola ha sottolineato come “ci sia l’imbarazzo della scelta”: dal diritto alla cura a quello di avere un tetto e il necessario per vivere. In particolare, ha richiamato l’attenzione sulla realtà carceraria, spesso segnata da condizioni che anziché ricostruire la persona rischiano di aggravarne la fragilità.
Ramonda ha invece portato una riflessione sul valore della vita, richiamando l’attenzione sul tema della vita nel grembo materno e sul numero elevato di vite a cui ogni anno si rinuncia nel mondo. Un intervento che ha aggiunto ulteriore profondità al dibattito, mantenendo sempre uno sguardo rispettoso delle situazioni personali.

Non sono mancati, tuttavia, i segni concreti di speranza. Nella parte finale della serata, i relatori hanno condiviso esempi di solidarietà quotidiana che sostengono la realtà della Mellea: donazioni, gesti di carità, vicinanza e condivisione. «Questa sera – ha raccontato Cravanzola – abbiamo cenato alla Capanna con il cibo donato dalla scuola di Farigliano: un segno concreto di comunità, di attenzione agli altri e di lotta allo spreco».
Un richiamo, questo, che si è intrecciato con il pensiero di Don Oreste Benzi, più volte citato durante l’incontro. «Tenere per sé solo l’essenziale – ha ricordato Ramonda – e condividere il superfluo: è così che ciò che abbiamo può davvero diventare fonte di bene per tutti».
Dopo aver attraversato temi complessi e spesso dolorosi, la serata si è conclusa con un’immagine carica di speranza: la giustizia può ancora fiorire, oggi, ogni giorno. I suoi segni, i suoi fiori sono già presenti, anche nei contesti più difficili, anche tra i rovi e le spine. Sta a ciascuno imparare a riconoscerli, ad apprezzarli, averne cura e farli crescere.
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