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29 Marzo 2026 - 18:47
Mariano Costamagna, presidente Confindustria Cuneo
Doccia fredda per le imprese del territorio cuneese dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo Decreto Fiscale. Le modifiche introdotte sul credito d’imposta 5.0 stanno già generando forte preoccupazione tra gli imprenditori, con effetti concreti e immediati sui conti aziendali.
A lanciare l’allarme è Confindustria Cuneo, che parla senza mezzi termini di una misura penalizzante e chiede un intervento correttivo urgente.
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Il provvedimento prevede un drastico ridimensionamento del credito d’imposta 5.0: il beneficio richiesto dalle imprese viene tagliato del 65%. Non solo: restano esclusi anche gli investimenti in fonti rinnovabili, in particolare gli impianti fotovoltaici ad alta efficienza.
Una scelta che ha già sollevato critiche a livello nazionale. Confindustria, attraverso il vicepresidente Marco Nocivelli, ha parlato di un provvedimento che «mina profondamente la fiducia delle imprese» e mette in discussione il principio del legittimo affidamento.
Sul territorio l’impatto è tutt’altro che teorico. I numeri raccolti da Confindustria Cuneo, solo facendo riferimento alle aziende associate che hanno trasmesso i dati, parlano chiaro:22 imprese coinvolte, con27 milioni di euro di investimenti realizzati nel 2025. Il credito atteso passa da 12,8 milioni di euro a circa 4,48 milioni per un taglio da oltre 8 milioni di euro Una riduzione che pesa direttamente sulla liquidità aziendale e sulla sostenibilità degli investimenti già effettuati.
Il nodo centrale riguarda il cambio delle regole in corsa. Come sottolinea il presidente di Confindustria Cuneo Mariano Costamagna, «molte imprese avevano scelto il credito 5.0 – con aliquote fino al 45% – al posto del 4.0 (20%), sostenendo anche costi aggiuntivi per adeguamenti energetici, certificazioni e consulenze. Oggi, però, si ritrovano con un beneficio ridotto a circa il 15,75%, addirittura inferiore rispetto all’opzione iniziale».
Non tutto è negativo: Confindustria Cuneo accoglie con favore l’eliminazione del vincolo territoriale sull’iperammortamento, che potrebbe sbloccare nuove opportunità. Ma il punto resta uno: serve un intervento rapido. L’associazione chiede che, già in fase di conversione del decreto, vengano ripristinate le condizioni iniziali. «Non è accettabile modificare a posteriori le regole su cui le imprese hanno basato le proprie decisioni» sottolinea Costamagna, ribadendo la necessità di non lasciare indietro nessuna azienda.
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