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Tra opera e cabaret: Marina Massironi racconta l'attualità di "Otello" tra femminicidio e razzismo

Marina Massironi e l'arpa di Monica Micheli rileggono l’Otello di Verdi con ironia e leggerezza, mettendo a fuoco razzismo, femminicidio e l’inquietante modernità di Iago

Tra opera e cabaret: Marina Massironi racconta l'attualità di "Otello" tra femminicidio e razzismo

Un’arpa e una voce che ne incarna tante: la ricetta dello spettacolo di Marina Massironi “Ma che razza di Otello” è essenziale e propone un’alchimia piuttosto originale, pur inserendosi nel novero, piuttosto frequentato, del teatro di narrazione, o di divulgazione. In scena insieme a Monica Micheli, che sottolinea e accompagna il racconto con melodie e arpeggi, Marina Massironi ripercorre la genesi dell’Otello di Giuseppe Verdi.

Terz’ultima opera del grande compositore italiano, si tratta di un titolo forse meno noto al grande pubblico di un’Aida, di un Nabucco o di una Traviata, ma rappresenta un sicuramente uno dei lavori più significativi dell’autore di Busseto. Lavoro di straordinaria modernità, che supera in gran parte le forme chiuse dell’opera all’italiana, l’Otello costituisce il secondo incontro di Verdi con i testi di Shakespeare, in questo caso mediati dal librettista Arrigo Boito (il primo fu il Macbeth e il Bardo avrebbe dato il la anche alla sua ultima opera, il Falstaff tratto dalle “Allegre Comari di Windsor”). A sua volta Shakespeare si era ispirato a una novella di Giraldi Cinzio, nel tratteggiare il sofferente Moro di Venezia, sposato alla bellissima Desdemona e distrutto dalla gelosia. Il testo su cui si muove Massironi porta la firma di Lia Celi, brillante autrice comica e grande appassionata di opera.

Il risultato è uno spettacolo brillante, che strizza l’occhio al cabaret e che, con l’occasione di rileggere un pezzo di storia della musica, non rinuncia a farne emergere, con ironia e freschezza tutta l’attualità. Non sfugge infatti che il testo tocca diversi temi ancora attualissimi, dal razzismo al femminicidio, e mette in scena uno spregiudicato arrivista come Iago, ancora oggi figura piuttosto moderna. In questo Celi e Massironi riescono nell’intento di far arrivare al pubblico tutta la forza e l’attualità del lavoro di Verdi-Boito, a dispetto dei secoli trascorsi, la sfida che, ancora oggi, i registi e i direttori musicali delle istituzioni liriche si trovano ad affrontare nelle nuove produzioni, con soluzioni più o meno eterodosse. Con altri mezzi, lo spettacolo “MA che razza di Otello” riesce a far riflettere e incuriosire un tratto significativo del nostro repertorio musicale: valore aggiunto impagabile, riesce a farlo con leggerezza. Al termine numerosi applausi hanno salutato la performance.

"MA che razza di Otello" è il penultimo spettacolo nel cartellone organizzato da Fondazione Piemonte dal Vivo e Comune di Mondovì. La stagione si concluderà il 17 aprile, con "Seconda Classe" della compagnia Controcanto Collettivo

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