Cerca

ultima ora

ultime notizie

OGGI

Ignazio Vian, il partigiano che nella sua cella scrisse col suo sangue: «Morire e non tradire»

Mondovì ha ricordato il martire della resistenza. Era presente anche il nipote

Ignazio Vian, il partigiano che nella sua cella scrisse col suo sangue: «Morire e non tradire»

Tante persone, autorità e gonfaloni, la mattina di lunedì 30 marzo a Mondovì Piazza, per celebrare i martiri per la Libertà e ricordare in particolare il partigiano Ignazio Vian. C’era anche il nipote Lorenzo Vian che ha inaugurato la nuova targa dedicata al partigiano.

Aveva 26 anni Ignazio Vian quando, nel pomeriggio del 22 luglio 1944, i tedeschi lo prelevarono dalla cella delle Carceri Nuove e lo portarono con altri prigionieri sotto il primo albero a destra del viale torinese di Corso Vinzaglio. Stremato, esangue, lo fecero salire su un autocarro con le sponde abbassate. Gli porsero un cappio che egli stesso volle mettersi al collo e lo spinsero nel vuoto, di fronte a gente piangente radunata a forza perché assistesse all' "esemplare" punizione. Quattro corpi oscillarono lievi al triste vento fino a sera.

Nella cella di Ignazio rimasero due pagnotte su cui aveva inciso i nomi dei famigliari e un “Coraggio, mamma”, e sul muro un monito: “Morire, non tradire” scritto col suo sangue: il proposito e il testamento di un martire che si era tagliato i polsi temendo di non reggere alle torture degli aguzzini e alle loro richieste di informazioni troppo pericolose. I suoi carcerieri lo avevano soccorso per poter essere loro a dargli la morte.

Animo sensibile, Ignazio aveva meditato sulla morte fin da studente, scrivendo ad esempio: "Il più alto e difficile eroismo è quello di una vita vissuta nella pienezza del proprio dovere e nella fermezza del carattere".

Ad aprire gli interventi, lunedì mattina, sono state le preghiere e i messaggi interconfessionali di pace e speranza di don Andrea Rosso, suor Filippin (comunità religiosa carmelitana malgascia), Vasilica Coca (comunità ortodossa), Shahram Azizi (comunità islamica) e padre Stefano Fontana (comunità battista). A portare il saluto della Città è stato il sindaco e presidente della Provincia, Luca Robaldo che ha posto l'attenzione sull'importanza del ricordo: «Ricordare significa letteralmente riportare al cuore, è qualcosa di diverso dal semplice 'fare memoria', significa non far venire mai meno il nostro impegno per le generazioni future, nel rispetto di chi ha sacrificato la propria vita per noi»

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Aggiorna le preferenze sui cookie
x