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Non chiamatelo solo cioccolatino: il gianduiotto vuole l’Igp

Torino difende il suo tesoro di cioccolato. Via libera del Ministero, ora si va in Commissione europea

Non chiamatelo solo cioccolatino: il gianduiotto vuole l’Igp

Immagine realizzata con l'intelligenza artificiale

Il gianduiotto, icona della tradizione dolciaria di Torino, è sempre più vicino al riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta (Igp). La candidatura, sostenuta da Coldiretti Torino, ha ottenuto il via libera dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare ed è ora pronta per il passaggio decisivo alla Commissione europea.

Se approvato, il gianduiotto diventerebbe la decima Igp del Piemonte, rafforzando il patrimonio agroalimentare regionale e garantendo una tutela formale contro imitazioni e produzioni non conformi.

Nato nell’Ottocento, il gianduiotto rappresenta una delle espressioni più riconoscibili dell’arte cioccolatiera piemontese. La sua ricetta, basata sull’incontro tra cacao e nocciole, è strettamente legata al territorio e alla sua tradizione agricola.

Elemento chiave del disciplinare è infatti la Nocciola Piemonte IGP, che deve essere presente in una percentuale compresa tra il 30% e il 45%. Una scelta che punta a valorizzare una delle materie prime più pregiate della regione.

A sottolinearlo è anche il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, secondo cui il disciplinare “prevede una grande valorizzazione della nocciola, uno dei prodotti agricoli d’eccellenza del Piemonte e del Torinese”.

I numeri confermano il peso crescente della filiera corilicola. Nel Torinese gli impianti di nocciola Igp coprono 140 ettari, distribuiti tra 58 aziende agricole. A livello regionale, con Langhe e Monferrato protagoniste, si contano 1.276 ettari coltivati da 356 aziende.

Un comparto che non solo sostiene la produzione dolciaria, ma rappresenta anche un importante motore economico per il territorio.

Il riconoscimento Igp non è soltanto un marchio di qualità: significa garantire l’origine geografica, preservare le tecniche di lavorazione tradizionali e rafforzare la competitività sui mercati internazionali.

Per il gianduiotto di Torino, si tratta di una vera e propria battaglia identitaria. In un mercato sempre più globalizzato, la certificazione europea permetterebbe di distinguere il prodotto autentico da quello industriale, spesso privo di legame con il territorio.

Ora la decisione passa a Bruxelles. Se arriverà il via libera definitivo, il gianduiotto potrà consolidare il proprio status di ambasciatore del gusto piemontese nel mondo, con una tutela ufficiale che ne certifica storia, qualità e origine.

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