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Nuovo inceneritore: in attesa delle proposte la Valle Bormida resta la più quotata

L’Agenzia regionale ligure per i rifiuti ha pubblicato l’avviso pubblico che non prevede più l’assenso dei Comuni interessati

Inceneritore: entro la metà di aprile pronto il bando. Ma dove si farà?

È stato pubblicato la scorsa settimana sul sito di Arlir (Agenzia regionale ligure per i rifiuti) l’avviso pubblico per presentare le proposte di partenariato pubblico-privato in relazione all’affidamento di progettazione, realizzazione e gestione dell’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria, come previsto dal Piano regionale vigente per garantire sostenibilità ambientale, efficienza gestionale e riduzione dei costi per cittadini e imprese.

Il termine per l’invio delle proposte è fissato al 30 giugno. L’obiettivo è sollecitare soggetti economici qualificati a presentare le proposte che dovranno comprendere anche il progetto di fattibilità e il piano economico-finanziario.

Dopo l’avviso esplorativo dei mesi scorsi, con la partecipazione di primari operatori del settore waste-to-energy agenzia, su mandato della Regione, ha avviato la seconda fase del percorso, propedeutica alla futura gara per la realizzazione e gestione dell’impianto in regime di concessione, mediante finanza di progetto (ai sensi dell’articolo 193 del codice contratti pubblici).

 

 

Già individuati i criteri che saranno alla base della valutazione delle proposte: saranno valorizzati in particolare la sostenibilità economica, in grado di garantire una riduzione delle tariffe per i cittadini, i tempi di realizzazione dell’opera, le performances ambientali, la tariffa di conferimento più competitiva e le ricadute positive sul territorio interessato.

L’impianto dovrà avere una capacità minima di 220 mila tonnellate annue, estendibile fino a circa 320 mila tonnellate in presenza di sinergie con rifiuti speciali e avrà un costo stimato nell’intervallo tra 300 e i 380 milioni. La fase preliminare ha già mostrato un forte interesse del mercato: sei grandi operatori (A2A, Acea, Hera, Iren, Kanadevia Inova e il raggruppamento EcoEridania-Italiana Coke) hanno risposto all’avviso esplorativo lanciato a fine 2025.

Sul fronte localizzazione, la Val Bormida emerge come area più indicata (cinque proposte su sei), ma non esiste ancora alcun via libera ufficiale da parte dei territori: il bando non richiede formalmente l’assenso preventivo dei Comuni, ma è evidente che senza un accordo politico e amministrativo il progetto rischia di fermarsi.

Secondo la calendarizzazione prevista dalla Regione in autunno si terrà la gara, con l’obiettivo di arrivare all’assegnazione entro la fine dell’anno.

«Con la pubblicazione del nuovo avviso pubblico per la realizzazione del termovalorizzatore, Arlir – aggiunge il direttore dell’agenzia, Sergio Tommasini – compie un passo concreto e decisivo verso il rafforzamento dell’autonomia impiantistica del territorio e il completamento del ciclo integrato dei rifiuti. L’obiettivo è dotare la Liguria di un’infrastruttura moderna, efficiente e sostenibile, in grado di ridurre il ricorso alla discarica e di valorizzare energeticamente la frazione non recuperabile, in linea con gli indirizzi nazionali ed europei».

L’impianto consentirà di trattare in Liguria i rifiuti indifferenziati residui, superando il ricorso a discariche e al conferimento fuori regione, con benefici ambientali ed economici per i cittadini.

 

 

 

Avs: «Bruciare rifiuti è una scelta preistorica»

 

«Nel 2026, l’idea di bruciare i rifiuti ci sembra preistorica. Una scelta sbagliata, perché costosa e inquinante, che viene presa proprio quando, nel resto del mondo, si dismettono gli inceneritori e restano i problemi legati allo smaltimento delle ceneri – commentano i consiglieri regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Selena Candia e Jan Casella –. Ci opporremo in ogni modo a questo progetto scellerato che mette un’ipoteca sul futuro ambientale della nostra terra. Saremo in piazza, al fianco dei cittadini e dei comitati, e daremo battaglia in aula, come abbiamo fatto nell’ultimo anno e mezzo, da quando è stata annunciata l’intenzione di costruire un inceneritore. I liguri non possono rinunciare alla salute e all’ambiente per alimentare il business dell’incenerimento, che porterà vantaggi solo a chi realizzerà quest’opera. Il futuro è nel potenziamento dell’economia circolare, attraverso la riduzione degli scarti produttivi, il recupero dei materiali e dei macchinari, la crescita dei settori economici a basso impatto ambientale

 

 

 

PD: «Inaccettabile che il bando non preveda il consenso dei Comuni»

 

«Bucci e la sua Giunta sembrano dei prestigiatori: con un tocco fanno sparire dal bando la necessità del consenso del Comune. Se confermata, siamo di fronte all’ennesima vergogna. A una prima lettura del bando appare chiaro che, incassato il netto rifiuto dei sindaci a ospitare l’impianto di termovalorizzazione, la Giunta abbia deciso di cancellare in stile mago Silvan la clausola che prevedeva l’assenso del sindaco – dichiarano i consiglieri regionali PD Davide Natale e Roberto Arboscello –. È l’ennesimo schiaffo a chi rappresenta i cittadini, l’ennesima umiliazione dei territori. Dopo mesi di tentennamenti, imbarazzi e incertezze, il Centrodestra sconfessa se stesso e procede dritto come un treno contro il volere delle comunità locali. Oggi di fronte a una situazione politicamente insostenibile, con i sindaci contrari, il presidente trova una sola via d’uscita: smentire sé stesso. Quindi basta consenso dei sindaci: l’impianto si farà dove lo indicheranno i privati, con il via libera della Giunta. Spiace per quei cittadini che ancora credono alle promesse di un presidente che non ne ha mantenuta una. Ormai saranno in pochi, ma nel frattempo Bucci continua a comportarsi come il doge della Liguria. E questo è inaccettabile».

 

“Vince Liguria”: «La minoranza fa demagogia senza pensare al territorio»

 

«L’unica vera criticità riguarda la gestione del ciclo dei rifiuti nel passato, quando si è fatto ricorso quasi esclusivamente al sistema delle discariche, senza una visione impiantistica moderna e sostenibile – spiega Matteo Campora, capogruppo di “Vince Liguria” –. Tutte le principali regioni italiane si sono dotate di impianti di chiusura del ciclo per evitare di dipendere da altri territori nello smaltimento della frazione indifferenziata residua. Alla luce di questi elementi, appare evidente come alcune posizioni espresse da esponenti della minoranza siano riconducibili più a logiche demagogiche che a un reale interesse per il territorio, con il rischio concreto di non affrontare il problema e di non garantire ai cittadini una riduzione dei costi, a partire dalla TARI

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