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“Seconda Classe”: arriva lo spettacolo che smaschera le disuguaglianze

Seconda Classe: produzione del Teatro Stabile dell'Umbria (Controcanto Collettivo), una satira teatrale sulla ricchezza, il privilegio e l'abitudine all'ingiustizia nata da una cena di famiglia

“Seconda Classe”: arriva lo spettacolo che smaschera le disuguaglianze

Foto Paola Pulli

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Sarà “Seconda Classe”, produzione originale del teatro Stabile dell’Umbria, realizzata da Controcanto Collettivo, che firma anche il testo, lo spettacolo conclusivo della stagione teatrale 2025/26, organizzata da Città di Mondovì e Fondazione Piemonte dal Vivo. Il tutto nasce da un’idea di Clara Sancricca, regista e interprete, in scena con gli attori Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero. Lo spettacolo prende le mosse da una cena tra parenti, da cui nasce tutto l’intreccio. «Sono fratelli e cugini e uno di loro, esperto di comunicazione – svela Sancricca nelle note di regia –, racconta la enorme occasione di lavoro arrivata da un grosso imprenditore. Non voglio svelare altro, dico solo che poi, tra i parenti, non troverà nessuna solidarietà in termini di lotta di classe, né rabbia per il fatto che la società sia pensata gerarchicamente. Un’abitudine all’ingiustizia così radicata che la sua messa in discussione mi sembra fuori dagli orizzonti. C’è anche una questione morale, il capitalismo ha creato un orizzonte che si pensa l’unico possibile. Il protagonista scopre che nessuno è indignato quanto lui. E che anche la seconda classe ha una sua terza»-. Insomma, si tratterà di un’indagine sul tema della ricchezza, del lusso e della sua esclusività. La vita moderna ci ha immersi nel paradosso, in una disparità tale tra i ricchissimi e i pioverissimi che pare del tutto normale l’esclusività del privilegio, la sua riservatezza a pochi. Senza la prima classe, la seconda non avrebbe modo di esistere, non avrebbe parametro per misurare la propria ricchezza fuori scala. Avere tanto è una caratteristica che si fonda su un presupposto imprescindibile, quindi: che altri abbiano meno.

 

 

 

 

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