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28 Novembre 2025 - 06:13
La lingua italiana rappresenta l’orgoglio e l’identità nazionale, ma viene spesso “maltrattata” lungo tutto lo Stivale. 7 italiani su 10 (68%) commettono, costantemente, degli errori grammaticali. È questo il dato forte che emerge dall'indagine, condotta da Libreriamo su oltre 1600 persone (di età compresa tra i 18 e i 65 anni), che ha stilato la top 10 degli strafalcioni grammaticali commessi dagli italiani: errori che riguardano molto spesso apostrofi, congiuntivi, pronomi e molto altro ancora. Ma cosa si può fare per promuovere un utilizzo corretto della lingua italiana e avere maggior “confidenza” con le sue regole? Secondo gli esperti, leggere con regolarità e scrivere a mano possono aiutare gli utenti a prendere dimestichezza con la propria lingua. Altri elementi capaci di “disinnescare” il rischio di commettere errori grammaticali sono evitare l'uso frequente di chatbot di intelligenza artificiale e il diminuire l'utilizzo di neologismi e parole straniere che possono contribuire all'insorgere di alcuni errori grossolani.
Avere il dubbio se scrivere "Qual è" o "qual'è" o essere insicuri se utilizzare "Da" o "Dà" sono diventate incertezze ricorrenti. L'indagine, realizzata in occasione dell'uscita del book-game "501 quiz sulla lingua italiana", svela i principali errori grammaticali commessi dagli italiani e cosa fare per evitarli e ridare dignità al nostro idioma nazionale.
Strafalcioni da Oscar, supposizioni imbarazzanti e convinzioni infondate, che portano a litigare con la grammatica e commettere errori inquietanti nello scritto, ma anche nel parlato. Una problematica che secondo gli esperti è anche frutto dell'abuso di internet e dell'uso di neologismi e anglicismi, che hanno reso gli italiani incapaci di scrivere e di formulare a volte un ragionamento sensato nel proprio idioma. "Qual'è", "pultroppo", "propio", "avvolte" (anziché "a volte"), "al linguine" senza dimenticare gli imperdibili "c'è ne" e "c'è né", gli errori degli italiani variano dall'apostrofo (62%), al congiuntivo (56%) passando per la declinazione dei verbi (50%) e la punteggiatura (52%).
Un altro grande classico è l'uso della C o della Q (48%).
Tra i principali dubbi legati alla lingua scritta, emerge il dilemma tra "un po, un po' o un pò?" (37%). La parola "pò" con l'accento risulta sempre più diffusa. La grafia corretta è "un po'" con l'apostrofo. L'uso del congiuntivo, infine, rappresenta sempre un vero tallone d'Achille.
Ma se quelli appena citati sono gli errori più comuni commessi dagli italiani, quali sono invece quelli più originali? Un esempio "curioso" arriva dal settore beauty. Fare l'estetista a volte può diventare un vero stress: infatti uno degli errori che viene commesso dai clienti e che infastidisce di più le impiegate è questo: "Devo fare la ceretta al linguine" (13%) invece della forma corretta "Devo fare la ceretta all'inguine". Un errore che fa imbestialire i letterati invece è l'uso spropositato della K (38%) al posto di C/CH: "Ke cosa facciamo?", "Ke cosa fai?". Ma la “storpiatura” della lingua italiana prevede tante altre abbreviazioni: "mi piace tt questo" (35%) invece di "mi piace tutto questo" oppure "nn sopporto chi scrive cosí" (34%) al posto di "non sopporto chi scrive così". C'è chi persino "avvolte si arrabbia" (27%) e "avvolte lascia perdere" dimenticandosi che "a volte" è meglio restare a casa "avvolti dalla coperte". "Pultroppo" (23%) è un altro errore che purtroppo si nota spesso nei commenti della gente. Allo stesso modo molte volte capita di leggere "propio bene" (19%) al posto di "proprio bene". "Andiamo a mangiare una salciccia" (17%). La forma corretta è "salsiccia" perché la parola deriva dal latino salsicia. E per tagliarla molte volte viene usato il "cortello" (15%) invece del "coltello".
L’apostrofo (62%) – L’apostrofo è uno degli amici più antipatici della lingua italiana. Quando si mette? Semplice, con tutte le parole femminili, quindi: un’amica sì, un amico no. E quindi apostrofo? Si tratta di elisione: non si può dire lo apostrofo, diventa quindi l’apostrofo. Infine c’è anche il troncamento: un po’ vuole l’apostrofo, perché si tratta del troncamento della parola ‘poco’.
L’uso del congiuntivo (56%) – Il congiuntivo rappresenta il vero tallone d’Achille di moltissimi italiani. Quanti strafalcioni sentiamo ogni giorno anche, e soprattutto, in televisione? “L’importante è che hai superato l’esame”, seppur molto usata questa è una formula grammaticale scorretta perché in questo caso bisogna usare il congiuntivo: “L’importante è che tu abbia superato l’esame”.
I pronomi (52%) – L’uso corretto dei pronomi è un altro grande errore commesso dagli italiani. “Gli ho detto che era molto bella”. In questo caso, in riferimento ad una persona di sesso femminile, bisogna usare il pronome “le”: “Le ho detto che era molto bella”.
La corretta declinazione dei verbi (50%) - Un errore molto diffuso, sia nel parlato che nello scritto, riguarda la declinazione dei verbi, specialmente per quanto concerne l'uso dei tempi verbali e la scelta dell'ausiliare. Confondere l'uso dell'ausiliare essere con avere (ad esempio, dicendo "ho andato" invece di "sono andato") è un errore comune, così come la declinazione di verbi irregolari o l'applicazione errata delle forme congiuntive.
L’uso della C o della Q (48%) – Classico errore che i più distratti si portano dietro dalle elementari. Se nella lingua parlata l’errore non si nota, è nello scritto che s’incappa nell’errore. Ecco un elenco di parole che si scrivono con la C ma per le quali spesso ci si confonde e si usa la Q: Evacuare e NON evaquare; Proficuo e NON profiquo; Scuotere e NON squotere; Riscuotere e NON risquotere; Promiscuo e NON promisquo; Innocuo e NON innoquo.
Ne o né? (44%) – Un altro di quegli errori “da penna rossa”. L’accento su “né” si utilizza quando questo vuole essere utilizzato come negazione. Nel caso in cui non sia presente la negazione, ne deve essere utilizzato senza accento.
La punteggiatura (39%) – Non negatelo. Qui tutti sono caduti almeno una volta. Virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati a casaccio. Ogni segno di punteggiatura ha la propria regola. La funzione principale della virgola è quella di dare una cadenza precisa a periodi lunghi e complessi. I due punti invece si usano, per esempio, per introdurre un discorso diretto oppure per presentare una spiegazione o un elenco.
Un po, un po’ o un pò? (37%) – Pur scorretta, la grafia “pò” con l’accento risulta sempre più diffusa. Basta una rapida ricognizione in rete per accorgersi che “un pò” non si trova solo in chat, nei blog e nei forum, ma anche in comunicati stampa e talvolta in articoli di giornale! La grafia corretta è “un po’ ” con l’apostrofo, perché la forma è il risultato di un troncamento.
E o ed? A o ad? (35%) – Sicuramente, almeno una volta nella vita, anche voi avete avuto il dubbio su quale congiunzione usare nel vostro messaggio. E’ semplice: l’aggiunta della ‘d’ eufonica deve essere fatta solo nel caso in cui la parola che segue cominci con la stessa vocale con cui termina la parola precedente. Quindi: vado ad Amburgo; Era felice ed entusiasta.
«L'italiano, inteso come lingua, è un luogo simbolico che ci accoglie al di là delle differenze geografiche, sociali e generazionali – afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo – La lingua rappresenta un valore da salvaguardare, una delle eccellenze del nostro Paese da tutelare e valorizzare: per farlo, occorre innanzi tutto conoscerla. Per contribuire a questo processo di valorizzazione, come Libreriamo abbiamo deciso di contribuire a far riscoprire la lingua italiana attraverso il gioco e l’esercizio mentale: abbiamo così pensato a un libro, “501 quiz sulla lingua italiana”, con cui è possibile mettersi alla prova, da soli o con gli amici, per sperimentare la propria conoscenza della nostra amata lingua italiana e allo stesso tempo allenare la mente e la memoria. Perché la lingua italiana va conosciuta e salvaguardata, in quanto capace di generare senso comunità, di appartenenza, di identità».
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