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Quando la TV era un patrimonio condiviso: cosa abbiamo perso nell’era di Netflix e dello streaming

La scomparsa del protagonista di Dawson Creek segna emblematicamente la fine dell'epoca delle serie TV adolescenziali.

Perchè lo streaming ha ucciso i Teen drama?
I giovani delle generazioni cresciute a cavallo degli anni duemila sono stati etichettati con l'aggettivo di "teledipendenti", a causa delle numerose ore giornaliere passate davanti alla TV. L'allargamento delle reti televisive in quegli anni con un'offerta mirata ai gusti e interessi specifici del pubblico ha cambiato la routine dei teenager, più inclini a trascorrere i pomeriggi a casa, a vedere i telefilm, i teen drama, che i palinsesti delle TV piazzavano nelle ore libere dei ragazzi. Le reti televisive dovevano accontentare un pò tutti, programmi e contenuti per i giovani trovavano la loro collocazione strategica dopo il rientro da scuola: con un palinsesto ricco di contenitori che alternavano  cartoni animati dedicati ai fratelli minori e le storie adolescenziali nei telefilm per quelli maggiori. L'avvento delle piattaforme ha cambiato di molto queste abitudini visive: una rivoluzione che come è noto, permette di accedere a un'infinità di contenuti disponibili, liberi da ogni vincolo temporale imposto dai palinsesti che trasforma l'utente in una figura attiva, in grado nel crearsi da se una sua scelta su cosa vedere. In totale contrapposizione con la passività di una volta, in cui ci si doveva accontentare di "quello che passava il convento". 
Non è solo però un discorso di opportunità di scelta ma anche di gestione creativa dei contenuti. Una TV con un palinsesto da rispettare ha delle esigenze differenti rispetto alle piattaforme che al giorno d'oggi dettano legge. Le serie sono pensate e prodotte dalle piattaforme stesse che poi eventualmente vengono migrate sulle TV tradizionali, e non hanno più quella necessità di essere un "prodotto che accontenti tutti" e che quindi riguardi tutti. È interessante notare come le vicende dei telefilm americani in auge all'epoca, nonostante si trovassero in contesti lontani dai nostri, parlassero un linguaggio facilmente assimilabile anche a queste latitudini (chiaramente avvantaggiate da un'influenza culturale avviata da decenni). Personaggi e problemi comuni in cui ci si poteva riconoscere: buona parte del successo di "Beverly Hills 90210", "Dawson's Creek", "The O.C." "Bayside School"...(Ma anche guardando in casa nostra "I ragazzi della terza C") passa da questo principio, rafforzato da una particolare attenzione all'attualità, ai sogni di una gioventù benestante ma non senza problemi. L' ambizione di avere successo nella vita o anche solo di strappare un appuntamento romantico, ma anche l'arrivo delle droghe e il timore dell'AIDS. L'età più bella della vita non è tutta rosa e fiori. 

C'era sempre qualcuno in ci si poteva identificare.

Altro aspetto che ha contribuito alla fortuna dei teen drama sono stati i personaggi: gli autori puntavano sempre su una diversificazione caratteriale, di ceto e di famiglia, per i ragazzi al centro della vicenda. Una mossa furba quanto ovvia e redditizia. L'inclusione prima che l'inclusività divenisse tema sensibile. Tutti si sentivano rappresentati e quindi tutti si trovavano coinvolti, e anche se le vicende non erano proprio le medesime ce le si faceva andar bene. Altro aspetto non trascurabile e più sociale riguardava la condivisione di quello che si vedeva. C'è in questo un grande paradosso, la TV che isola le persone nella propria dimensione domestica e che aliena dalla realtà è però strumento che arriva nelle case di tutti, allo stesso modo e soprattutto agli stessi orari. Qui è presente la grande spaccatura rispetto alla fruizione di contenuti senza vincoli di oggi. Un telefilm ad una precisa ora è occasione di condivisione involontaria: tutti vediamo qualcosa consapevoli che anche gli altri stiano facendo lo stesso. Non è scontato quanto sembra, forse la sola settimana del Festival di Sanremo rispetta oggi questa caratteristica. Prevedibile che un telefilm che andava per la maggiore, programmato a una precisa ora, divenisse appuntamento fisso nella routine di un giovane che inevitabilmente si tramutava in argomento di conversazione e scambio la mattina seguente nei corridoi di scuola grazie a un semplice "hai visto la puntata?". La multi programmazione ha cancellato questo mezzo di condivisione mentre l'estensione a dismisura della disponibilità dei contenuti ne ha modificato la scelta creativa. Non c'è più bisogno di storie che parlino a tutti, in quanto tra tutte le vicende trattate singolarmente c'è ne sicuramente qualcuna nello specifico che si addentra nelle problematiche singole di ognuno, facendo presa nel nostro intimo. È più difficile la condivisione, l'interscambio, la scoperta casuale di nuovi argomenti di interesse che passava persino dall'apatia dello zapping. Ora le piattaforme ci "conoscono" suggerendoci quello che ci può interessare, dandoci l'opportunità ma veicolandoci. Resta però nella marea dell'offerta attuale l'occasione, cercando con cura, di trovare qualcosa che può ricordare i vecchi teen-drama, basti pensare al successo di "Stranger things" (ambientato però non a caso nel passato). Tuttavia la scomparsa di James Van Der Beek, avvenuta negli scorsi giorni, non può che assumere un significato simbolico sulla scomparsa stessa dei teen drama. Evidentemente prodotti vincolati al proprio tempo, e che solo in quell'epoca e con quella generazione hanno trovato la loro naturale collocazione.
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