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25 Marzo 2026 - 16:52
Vista dell'imbocco sud della nuova galleria ad Acquetico - Stato post operam
L’Anas, con un vero e proprio dossier, protocollato lo scorso 19 marzo, ha risposto alla richiesta di documentazione riguardante il progetto definitivo “Statale 28 del Colle di Nava - Variante di Pieve di Teco-Ormea con traforo di valico Armo-Cantarana”.
Lo scorso 15 dicembre, infatti, il Ministero dell’Ambiente, tramite la Commissione tecnica di Verifica dell’impatto ambientale, aveva richiesto ad Anas una serie di integrazioni articolate che toccavano praticamente tutti gli aspetti del progetto, riscontrando “una carenza della documentazione tecnica, con analisi specialistiche come quelle geotecniche ormai obsolete”.
Era stata, dunque, invitata Anas a procedere con un “aggiornamento generale del progetto” e di pubblicare la documentazione in maniera ordinata senza ripetizioni. Particolare attenzione era posta sui dati relativi alla biodiversità: i rilievi utilizzati risalgono al 2011, quindi “circa 14 anni fa”.
Il Ministero aveva chiesto aggiornamenti completi, soprattutto per “chirotteri, anfibi e zone umide” e per la “flora tipica degli ambienti ripari“. Il Ministero, tra le altre cose, richiedeva di chiarire se i piloni dei viadotti fossero previsti o meno in alveo.
Sul fronte paesaggistico, non essendo presente “alcun elaborato di dettaglio” che mostri come le opere verranno effettivamente realizzate, il Ministero chiedeva di produrre “elaborazioni grafiche e fotografiche rappresentative dell’inserimento delle nuove opere nel contesto“, soprattutto in corrispondenza degli svincoli di Acquetico e Armo.
Ora Anas ha depositato il progetto definitivo aggiornato della Armo-Cantarana precisando nella relazione allegata che: «Si è scelto di optare per un tracciato in nuova sede, ma che si sviluppasse il più possibile all’aperto. Su tale corridoio è stata sviluppata la progettazione definitiva, con velocità di progetto pari a 100 km/h, minimizzando la lunghezza delle gallerie e dei viadotti. Il tracciato di progetto è stato ulteriormente migliorato rispetto a quello del progetto preliminare ed adeguato alla normativa in vigore con l’introduzione di corsie di arrampicamento, allargamenti per la visibilità e raccordi con la viabilità esistente che non erano stati considerati nella precedente fase progettuale».

Il nuovo tracciato parte dalla parte ligure, in particolare dalla rotatoria esistente sull’attuale Statale 28 ad Acquetico, che viene leggermente ridimensionata per consentirne l’innesto. Ciò permette di sfruttare il sedime della rotatoria esistente senza la necessità di acquisire nuove aree e di realizzare ulteriori opere di contenimento.
Appena lasciata la rotatoria il tracciato comincia a salire con una livelletta pari al 6% che conserva per l’intero asse, entra in una breve galleria (Acquetico) di lunghezza pari a 132 metri circa. Superato l’imbocco nord si dispone sul versante sud-est del monte San Bernardo per oltre 500 metri, alternando situazioni di trincea, mezza costa e rilevato.
Per tutta la tratta in questione è stata aggiunta una corsia di arrampicamento per i veicoli lenti che vanno in direzione Nord. Successivamente il tracciato torna in galleria (San Bernardo I) per poco meno di 430 metri.
All’uscita da quest’ultima galleria, l’asse viario attraversa una profonda gola con un piccolo viadotto (San Bernardo) di luce pari a 90 metri, superato il quale, dopo un breve tratto all’aperto, il tracciato torna in una galleria (San Bernardo II) lunga poco più di 110 metri.
Segue poi un tratto all’aperto, alternando sempre trincea, mezza costa e rilevato, di circa 300 metri, che termina in corrispondenza di un viadotto (Trovasta I) lungo 160 metri, che scavalca una importante incisione.
Seguono in stretta successione una galleria (Trovasta I) lunga 193 metri, un viadotto (Trovasta II) di 61 metri, necessario per scavalcare il Rio Trovasta, e nuovamente una galleria (Trovasta II) lunga 567 metri.
Il tracciato prosegue all’aperto sempre con la “corsia di arrampicamento” per i mezzi pesanti (direzione Sud) per concludere con due i ponti, Rio Bellandi (115 metri) e Trastanello (90 metri), per raggiungere la rotatoria di Armo.
La seconda tranche della variante prevede il passaggio nella galleria Trastanello (600 metri), percorso a mezza costa (200 metri), viadotto Tanello (400 metri), transito su rilevato (300 metri), con “corsie di arrampicamento” per ambo i sensi di marcia.
Dopo di che la strada procede per altri 100 metri a mezza costa, fino all’imbocco del traforo Armo-Cantarana (3,303 km) e lo sbocco in territorio cuneese, sul viadotto Tanaro (90 metri) che termina nello svincolo di Cantarana a Ormea per la Statale 28.

«Il tracciato – si legge ancora nella relazione al progetto – si inserisce in un ambito prevalentemente boscato e morfologicamente complesso, caratterizzato da versanti incisi, coperture forestali continue e limitate presenze insediative, sviluppandosi dalla zona di Acquetico, attraversando i nuclei di Trovasta e di Trastanello, fino all’intervento di rimodellamento morfologico e sviluppo in galleria per poi terminare tramite un superamento del fiume Tanaro in prossimità di Cantarana.
Nel complesso, le foto-simulazioni aeree mostrano come l’infrastruttura si sviluppi prevalentemente in aderenza alla morfologia naturale del territorio, alternando tratti in sotterraneo, rilevati rimodellati e opere puntuali quali i viadotti, con particolare attenzione alla riduzione della frammentazione paesaggistica.
Le opere a verde e il ripristino morfologico consentono di ridurre la permanenza percettiva dell’intervento, favorendo una lettura del tracciato come elemento progressivamente assorbito dal paesaggio. Il progetto prevede, in affiancamento agli interventi di mitigazione vegetazionale, l’adozione di uno specifico studio cromatico e materico finalizzato alla definizione delle finiture delle principali componenti strutturali dei viadotti».

Oltre alle opere a verde necessarie a mitigare l’inserimento dell’infrastruttura nel contesto del paesaggio, «particolare cura dovrà essere posta alla scelta dei materiali strutturali e di finitura».
Pertanto, per i viadotti, «si prevede l’utilizzo dell’acciaio con le sue differenti possibilità di finitura e geometria di impalcato», preferendolo al cemento armato prefabbricato tradizionale».
Ora la “palla” passa nuovamente alla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale che dovrà valutare se le integrazioni presentate da Anas sono congrue e sufficienti per dare il via libera definitivo al progetto.

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