A volte per realizzare un buon film servono cose semplici, e molto spesso non è necessario avere grandi mezzi ma piuttosto ottime idee. Basta guardarsi attorno e raccogliere quello che ti dà il territorio senza chiedere la Luna, concentrandosi su ciò che c'è di prezioso e che abbiamo sotto il naso. Rocco Papaleo ha una carriera artistica insolita: il teatro e la gavetta, una certa popolarità raggiunta come attore caratterista, nel cinema e nella TV, un pò come molti, ma a distinguerlo c'è un'innata capacità ad alzare, sempre in punta di piedi, l'asticella della sua professionalità artistica. Piccole parti in film di successo, e nei telefilm a cavallo degli anni 80' e 90', e poi ruoli sempre più centrali nella vicenda fino a un'ulteriore svolta nel 2010, dietro la macchina da presa. "Basilicata coast to coast" è un successo di critica meritato e inaspettato, la storia ambientata dove emergono le proprie radici, lontano dai grossi percorsi esplorati dal cinema. Si può fare del cinema in provincia senza essere macchiettisti? Incredibilmente si, potremmo ironicamente dire. E quel "coast to coast" tanto soggetto al magnetismo americano ha la simbolica soddisfazione di un viaggio in scala chilometrica minore ma dall'ineguagliabile senso di appartenenza. I film di Papaleo regista sono accomunati da storie apparentemente semplici, mostrate senza i grandi artifici del cinema che vuole vendere spettacolo, tuttavia non mancano le tantissime idee a servizio di un racconto in grado di mettere in risalto le vite di persone comuni, presentate con una naturalezza rara. Al centro delle storie le persone, e sempre un grande obbiettivo: la traversata a piedi della Basilicata da mare a mare, e "La piccola impresa meridionale" per ristrutturare un faro. Tanta musica, dalla band al centro di "Basilicata coast to coast", a "Onda su Onda" e "Scordato": fino ad arrivare al complesso semi-onirico che accompagna i protagonisti di "Il bene comune" nel racconto dei loro flashback. Cinque spose "ideali", o meglio, cinque donne vestite di bianco in una chiesetta nei boschi, più due uomini, una guida turistica col nipote, a raccontare un pezzo del proprio passato che li ha portati a trovarsi lì, per questa piccola-grande impresa: un trekking per raggiungere un ultra secolare pino loricato sulle pendici del monte Pollino. Il motivo della gita è per il vero un'escursione programmata come attività per 4 detenute che stanno finendo di scontare la loro pena. Siamo lontani dai grandi drammi carcerari, le celle e i secondini, e la gita come diversivo alle attività quotidiane del periodo di detenzione, diviene viaggio di rigenerazione nella natura. Tutti sono portatori rei delle colpe delle proprie azioni pregresse, anche se tutti con delle motivazioni buone a giustificarle. Accompagnatori inclusi. Una comitiva alla pari che passo dopo passo comincia a conoscersi e ad aiutarsi: svuotando gli armadi dai propri scheletri e ricominciando simbolicamente una nuova fase delle proprie vite nel momento in cui viene raggiunto l'albero. Una storia corale e personale all'unisono che Papaleo allestisce aiutandoci ad affezionarci immediatamente ai personaggi, scavando dentro a molti temi senza perdere una carica ironica di leggerezza, il tutto senza uscire da pochi acri di bosco, del suo paese natale Lauria. Un perfetto esempio di cinema del territorio, ecosostenibile, l'esaltazione di una vicenda semplice.
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