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20 Aprile 2026 - 08:16
Le telecamere di Netflix si sono ufficialmente accese tra i marmi di Cinecittà: la produzione della serie live-action di Assassin’s Creed è iniziata. Le riprese, avviate questo marzo, promettono di portare sul piccolo schermo un’epopea originale ambientata nel 64 d.C., l'anno del Grande Incendio della Roma di Nerone. Sotto la guida degli showrunner Roberto Patino (Westworld) e David Wiener (Halo), e con la regia di Johan Renck (Chernobyl), il progetto schiera un cast internazionale di alto profilo, guidato da Toby Wallace e Claes Bang, con la partecipazione di Noomi Rapace in un ruolo chiave.
Per chi non bazzica i videogame, Assassin’s Creed non è soltanto un franchise videoludico qualunque, ma uno degli spartiacque del genere. Nata nel 2007 dalla visione di Ubisoft, la saga ha debuttato proiettando i giocatori nei panni di Altaïr durante la Terza Crociata (1193) che, tra l'altro, in certe leggende è l'origine di Mondovì, fondata nel 1198 da ipotetici reduci della crociata stessa (secondo alcune ricostruzioni ritenute un po' fantasiose, ma già avanzate da fine '800).
Fin dal primo episodio si introduce il concetto dell'Animus: un dispositivo capace di leggere la memoria genetica dei discendenti per permettere loro di rivivere le vite dei propri antenati. Da quel primo capitolo in Terra Santa la serie ha continuato a evolversi. Attraverso decine di titoli, la serie ha mappato il Rinascimento italiano di Ezio Auditore, i mari dei pirati nei Caraibi, fino alle sabbie dell'Antico Egitto e alle coste vichinghe, fondendo meticolosa ricostruzione storica e complotto fantascientifico. È un’opera dove la precisione architettonica di città scomparse convive con l’eterna lotta materiale e filosofica tra l’Ordine dei Templari e la Confraternita degli Assassini.
Questo adattamento Netflix, che si promette una operazione imponente, come si è detto, segna un nuovo avanzamento nell’unione tra narrazione interattiva e serialità d’autore. In qualche modo, un riconoscimento alla grande importanza di Assassin's Creed, che è, per certi versi, il primo grande romanzo storico del videogame: come "Ivanhoe" (1819) di Walter Scott ha lanciato il genere del romanzo storico, separando il genere dal romanzo gotico, così "Assassin's Creed" ha mostrato la maturità del medium videoludico come grande nuova forma d'arte del XXI secolo. Naturalmente, nel titolo di Ubisoft è presente una componente "fantastica" più massiccia, in continuità con una lunga "letteratura cospirazionista", dal Pendolo di Foucault al Codice da Vinci, passando per i numerosi precursori. Ma la sua importanza è indiscutibile, e questo nuovo adattamento così grandioso ne appare una nuova riprova.
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