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Il Vangelo secondo Pete: ha citato la Bibbia… ma era Tarantino: lo scivolone che fa discutere

Il sottosegretario USA alla Difesa cita la Bibbia per giustificare le guerre di Trump, ma in realtà è una citazione, sbagliata, di Pulp Fiction.

Il Vangelo secondo Pete: Esegesi del rambo-crociato e dell’Apocalisse sbagliata

C’è qualcosa di profondamente, quasi ontologicamente disturbante nel vedere Pete Hegseth — un uomo che sembra progettato in un laboratorio segreto della Fox News per incarnare l'idealtipo del Guerriero Cristiano secondo Trump — inciampare sulla pietra angolare della cultura pop anni ’90.

Il neo-Segretario alla Guerra (la Difesa rinominata da Trump) ha deciso di citare contro i suoi nemici il celebre monologo di Ezechiele 25:17. Il problema è che Hegseth non sta citando la Bibbia. Sta citando Quentin Tarantino che finge di citare la Bibbia. Jules Winnfield, spietato sicario protagonista di una delle molte sequenze che si intrecciano in Pulp Fiction, dichiara infatti "Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. [...] E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furioso sdegno...". Una versione modificata di Ezechiele 25:17: "Eseguirò su di loro grandi vendette con castighi furiosi; e sapranno che io sono il Signore, quando avrò eseguito su di loro la mia vendetta."

Notate la differenza? La versione biblica è asciutta, quasi burocratica nella sua onnipotenza. Quella di Tarantino — e quindi di Hegseth — è un'aggiunta barocca di aggettivi "cool".

Ma il punto non è solo filologico. Il punto è che, appropriandosi della versione cinematografica, Hegseth non si sta paragonando a un profeta, ma a un sicario della malavita con crisi esistenziale. Insomma, scegliendo per errore la citazione di Pulp Fiction, Hegseth ammette implicitamente che la sua visione del mondo si presenta come fondamentalista cristiana, ma è in realtà un fondamentalismo hollywoodiano, in un montaggio frenetico di azione al cardiopalma simulata.

Jules recita quel verso prima di sparare a dei ragazzini terrorizzati in un appartamento di quart’ordine. È la retorica del potere che schiaccia il piccolo. Jules e Vincent sporcano l’auto di cervella e sangue per pura imperizia, creando un pasticcio logistico che non sanno gestire. La tragedia (o la farsa) dei trumpiani della nuova ora risiede proprio qui. In Pulp Fiction, quando i gangster pasticciano, arriva Mr. Wolf. Arriva l’uomo che risolve problemi, il tecnico asettico, il pragmatismo fatto smoking.

Nel nuovo Pentagono a trazione Hegseth, sembra non esserci traccia di Winston Wolf. Non c’è nessuno che pulisca i sedili posteriori della democrazia dopo che i dilettanti hanno fatto fuoco. C'è solo il monologo. C'è solo la posa plastica di chi recita una parte di cui ha dimenticato il finale: quello in cui il killer posa la pistola e ammette di essere solo un uomo stanco in una caffetteria, in attesa di un’epifania che non arriverà mai.

Hegseth ha tatuato sulla pelle un'altra versione sbagliata della Parola: "Deus Vult", Dio lo vuole, l'ennesimo pseudocrociato che, come direbbe Manzoni, "prende per Dio il proprio cervello". E nel farlo, ci ha detto la verità più profonda su questa amministrazione: è tutta una questione di cosplay. Stanno giocando a fare i cattivi di un film di cui non hanno capito il sottotesto, sperando che nessuno si accorga che, tolto il trucco, restano solo degli impiegati della rabbia con un pessimo gusto per le citazioni.

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