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28 Aprile 2026 - 17:19
In uno scorso pezzo, abbiamo analizzato come il concetto di graphic novel sia stato portato al successo, in USA, da “A Contract with God” (1978) di Will Eisner, che ha aperto le porte delle librerie al fumetto. Però, se in USA il fenomeno del fumetto maturo diviene di massa alla soglia degli anni '80, in Italia le cose erano cambiate da un pezzo. E per cogliere il momento di svolta dobbiamo spostarci a Venezia.
Qui era cresciuto il giovane Hugo Pratt, figlio di una incredibile mescolanza culturale con origini inglesi, francesi, ebraico-sefardite, e al contempo cresciuto in una famiglia tra le colonne del fascismo veneziano (seguirà giovanissimo il padre nell'avventura coloniale in Abissinia) e della massoneria, di cui anch'egli, come il nonno e il padre, fece parte. Pratt però era cresciuto anche con i grandi fumetti anni '40, anche quelli di Eisner, ma soprattutto “Terry e i pirati” di Milton Caniff, modello ideale del fumetto d'avventura marinaresca, da cui Pratt deriverà, con un processo di sintesi, il suo segno.
Nell'immediato dopoguerra, con altri, prova a creare anche qui da noi il fumetto supereroico con “Asso di Picche” (1945): ma il prodotto autoctono qui da noi non funziona. Nel 1949 la testata chiude, ma sono andate bene le vendite in Argentina, dove si trasferiscono molti della “scuola veneziana” emersa attorno al personaggio: tra essi, anche Pratt. Qui ha modo di collaborare col grande sceneggiatore Oesterheld, che scrive per i suoi disegni “Sgt. Kirk” (1953), un suo primo personaggio in cui appaiono elementi che saranno poi ripresi e trasfigurati nel suo capolavoro, “Corto Maltese”. Dopo altri tentativi in Inghilterra, Sud e nordamerica, nel 1962 Pratt tornò in Italia per collaborare col Corriere dei Piccoli, prima grande rivista del fumetto italiano dal 1908, dove adatterà, su sceneggiatura di Mino Milani, “L'isola del tesoro” e “Il ragazzo rapito” di Stevenson, mentre riprende il suo “Asso di picche” nella figura de “L'ombra”.
Nel 1967 però decide di fondare una sua rivista, Sgt. Kirk appunto (edita a Genova), per ripubblicare le sue storie sudamericane, aggiungendone una nuova: “Una ballata del mare salato”, che introduce in quell'anno la figura di Corto Maltese.
C'è sicuramente l'influsso di Stevenson e del grande romanzo di avventura che egli amava, c'è la lezione argentina di Oesterheld (altro autore di cui dovremo tornare a parlare), ma c'è soprattutto l'abilità incredibile di trovare una sintesi personalissima che permette a Pratt di narrare la grande avventura in un modo nuovo, con un segno che va assottigliandosi e asciugandosi all'essenziale, soprattutto a partire dal secondo volume, “Corte sconta detta arcana”, nel 1974. A partire dal suo lavoro su Corto Maltese, Pratt conia per il fumetto la definizione di “letteratura disegnata”, “cinema su carta” in grado di far sognare alla pari dei media più illustri e blasonati.
La sua opera (come diremo, tutt'altro che isolata) ha dato un contributo fondamentale nel portare a una grande maturazione del fumetto italiano, non del tutto recepita dalla cultura ufficiale, ma in grado di anticipare e indirizzare la fioritura globale che seguirà la pubblicazione dell'opera di Eisner.
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