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30 Marzo 2026 - 06:05
Ha rinunciato alla scorciatoia della prescrizione per dimostrare che con quel pasticcio di firme false e bandi di gara «aggiustati» lui non c’entrava nulla. La scelta di Paolo Borello, più unica che rara, tiene in piedi il processo per turbativa d’asta e falso nella vicenda di Mondo Acqua.
La società dei servizi idrici di Mondovì, all’epoca partecipata da otto comuni del circondario e da Egea, era finita nell’occhio del ciclone dopo la denuncia presentata dall’attuale presidente. Un’impiegata, nel 2020, aveva ritrovato un verbale di gara che riportava la sua firma. Era relativo, però, a una riunione alla quale lei era certa di non aver mai partecipato: il contratto riguardava la "S.Info", per la gestione informatica delle fatturazioni e dei servizi amministrativi di Mondo Acqua.
In seguito sarebbero emersi altri due presunti illeciti: uno relativo all’affidamento della lettura dei contatori alla società cooperativa "Full Service 2000" e l’altro per i lavori sull’acquedotto di Mondovì assegnati alla "Tecnoedil" di Egea. La dirigente che seguiva l’affidamento degli appalti ha ammesso di aver contraffatto i verbali perché pressata dal presidente di allora.
Lo stesso "past president" è quindi finito a processo insieme a un componente della commissione di gara che aggiudicò i tre appalti, e a tre dirigenti e imprenditori delle varie società. Tra queste c’è appunto la "S.Info" di Orbassano, la "pietra dello scandalo" da cui partì l’inchiesta. Oggi non esiste più, essendo stata assorbita da un’altra azienda. Borello si occupava – e si occupa tuttora – di contratti commerciali. A contattarlo era stato proprio il componente della commissione di gara, conosciuto in una precedente occasione lavorativa: «Manifestò il fatto che Mondo Acqua aveva, a suo avviso, un’infrastruttura informatica molto precaria». Quindi gli venne chiesto di fare un sopralluogo, alla presenza anche dell'allora presidente e della dipendente: «Mi aveva colpito che mi dicessero che ci voleva molto tempo per inviare le mail», racconta.
Le interlocuzioni erano andate avanti con i tecnici di "S.Info" e alla fine si era arrivati a una proposta: 60mila euro all’anno per cinque anni, per sostituire tutti i software e ammodernare l’impalcatura informatica della società. Ma l’importo era troppo alto per un’assegnazione diretta, così si era arrivati alla famosa gara: «In realtà – spiega Borello – il sistema di Mondo Acqua era talmente poco efficente che non sapevo della gara. Mi chiamò la dipendente facendomi presente che avevano avuto un problema con le mail e che la scadenza era stata fissata». Era il settembre 2016. La gara era stata bandita a ottobre e vi aveva preso parte solo la "S.Info" perché, dice ancora l’imputato, «c’erano sicuramente dei player, ma dovevano essere aziende strutturate: noi al progetto avevamo partecipato con più di quindici addetti, con competenze varie».
Anche sotto la gestione del nuovo presidente, subentrato nel 2018 su nomina dell'allora sindaco Paolo Adriano, i rapporti erano proseguiti in modo proficuo: «Con me aveva un ottimo rapporto – assicura Borello –, tant’è che mi chiese più volte di continuare a collaborare e abbiamo continuato a farlo per non interrompere il servizio: se avessimo chiuso il contratto, loro il giorno dopo non avrebbero fatto più né una bolletta né una fattura. Fu un atto di fiducia nei confronti del nuovo presidente». E l’aggiudicazione taroccata? Borello dice di aver scoperto tutto solo dopo la convocazione in Procura: «Penso sia stata fatta un’ingenuità colossale, ma non so spiegarne il motivo; tra l’altro c’era una gara d’appalto con un unico partecipante e non penso ci fosse una ragione per farlo». A tutto questo dovrà dare risposta il giudice, dopo la discussione, il 6 ottobre.
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