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Non rientra nella casa lavoro, in fuga il 50enne condannato per la strage dei fornai

È la seconda volta in sei mesi, l'uomo sarebbe dovuto rientrare nella casa-lavoro ad Alba. Era in permesso per far volontariato a Pasqua

Non rientra nella casa lavoro, in fuga il 50enne condannato per la strage dei fornai

Elia Del Grande

È ancora in fuga Elia Del Grande, 50 anni, già noto alle cronache per il triplice omicidio familiare passato alla storia come la “strage dei fornai”. L’uomo non ha fatto rientro nella Casa lavoro di Alba dopo un permesso concesso per le festività pasquali, facendo scattare immediatamente l’allarme.

Secondo quanto emerso, Del Grande avrebbe dovuto tornare nella struttura nel pomeriggio di domenica 5 aprile. Il mancato rientro ha attivato le ricerche su scala nazionale: è la seconda fuga nel giro di sei mesi.

Le ricerche

L’uomo si trovava nella Casa lavoro di Alba, dove stava scontando una misura di sicurezza e svolgeva attività di volontariato in una mensa per persone in difficoltà. Il permesso pasquale gli aveva consentito di allontanarsi temporaneamente, ma la sera di Pasqua, dopo aver servito ai tavoli della mensa della Caritas di Alba, non ha fatto rientro. L'allarme è scattato nel tardo pomeriggio. 

«Mai avrei pensato qualcosa del genere. Aveva conquistato la nostra fiducia», spiega al TGR Piemonte don Domenico Degiorgis, cappellano del carcere e responsabile della Caritas diocesana di Alba. Don "Dodo", come lo chiamano in città, aveva portato al pranzo di Pasqua due detenuti: uno era in cucina, Del Grande in sala. Poi la fuga. 

Le Forze dell’ordine hanno avviato ricerche estese dal Piemonte al resto del Paese, con particolare attenzione a Cadrezzate, nel Varesotto, luogo d’origine dell’uomo e già teatro di precedenti tentativi di fuga.

Non si tratta infatti di un episodio isolato. Del Grande era già riuscito ad allontanarsi da un’altra struttura nel Modenese lo scorso 30 ottobre. In quell’occasione era rimasto irreperibile per settimane, fino a quando era stato rintracciato dai carabinieri dopo essersi nascosto e spostato soprattutto nelle ore notturne.

La condanna e la misura di sicurezza

Il 50enne era stato condannato per aver ucciso nel 1998 il padre, la madre e il fratello. Inizialmente condannato all’ergastolo, aveva poi ottenuto una riduzione della pena a 30 anni per semi infermità mentale, scontandone 25.

Una volta uscito dal carcere, è stato però giudicato ancora socialmente pericoloso. Per questo motivo era stato assegnato a una casa-lavoro, misura che sarebbe potuta essere prorogata o revocata dopo una valutazione del Tribunale di sorveglianza.

Proprio pochi giorni fa si era tenuta un’udienza per stabilire il futuro dell’uomo: libertà vigilata oppure prosecuzione della misura restrittiva. Il giudice si era riservato di valutare la sua situazione sotto il profilo della pericolosità sociale. E quindi decidere se concedere la libertà, sempre sotto monitoraggio, o proseguire per altri sei mesi nella stessa casa lavoro. I termini, prorogabili, sarebbero scaduti il prossimo 13 aprile.
  

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