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07 Aprile 2026 - 14:35
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Aveva una carta d’identità elettronica apparentemente regolare, ma priva del suo elemento più importante: il microchip. È questo il dettaglio che ha fatto scattare la denuncia nei confronti di un 50enne italiano, con precedenti di Polizia, individuato nei giorni scorsi dalla Polizia Locale di Guarene.
Il documento, esibito presso lo sportello degli uffici comunali ha reso necessario l’intervento della Polizia Locale che attraverso l’analisi con strumentazione specifica ed i riscontri con la banca dati nazionale ha accertato che la carta d’identità italiana esibita era originale e che presentava i previsti sistemi di sicurezza, ma anche che risultava alterata, in quanto dalla stessa era stato asportato il microchip contactless mediante incisione del documento nella parte posteriore.
Una manomissione tutt’altro che casuale, che ha portato al sequestro immediato del documento e alla denuncia dell’uomo alla Procura della Repubblica di Asti per falsità materiale commessa da privato.
La rimozione del microchip, spiegano gli Agenti, compromette la genuinità del documento e ne altera la funzione principale. All’interno della CIE, infatti, sono custoditi in modo sicuro i dati personali e biometrici del titolare, come fotografia e impronte digitali, oltre alle informazioni indispensabili per l’identificazione online.

Il sistema dell’asportazione del microchip potrebbe essere legato a tentativi di frode o di utilizzo illecito nei servizi digitali, dove il chip è essenziale per l’accesso e l’autenticazione. La Carta di Identità Elettronica rappresenta infatti la chiave di accesso ai servizi online della Pubblica amministrazione e di numerosi soggetti privati convenzionati, con livelli di sicurezza elevati. Proprio per questo, ogni alterazione del supporto è considerata penalmente rilevante.
Non viene neppure escluso lo scenario che va dalla mera elusione dei controlli elettronici alla possibilità che i documenti vengano alterati per creare identità “zoppe”, da spendere in contesti borderline: aperture di conti, sottoscrizioni fraudolente, accessi a servizi dove il chip è determinante per la validazione. Anche l’ipotesi di clonazione – ovvero la produzione o l’uso di supporti contraffatti sfruttando dati o gusci di documenti veri ma alterati – è considerata una delle finalità possibili.
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