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Tredicenne scomparso nel Tanaro, l'amico a processo con l'accusa di omicidio

Abdou, che non sapeva nuotare, sarebbe stato spinto nel fiume secondo l'accusa

Tredicenne scomparso nel Tanaro: «Fu omidicio»

I Vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di ricerca e, nel riquadro Abdou Ngom (in una foto diffusa dai famiglia sui social)

A un anno esatto da quella mattina sul Tanaro, la vicenda della scomparsa di Abdou Ngom approda in Tribunale. Domani il ragazzo accusato della sua morte comparirà davanti ai giudici per i minorenni di Torino, assistito dagli avvocati Pier Mario Morra e Giuseppe Vitello.

Il giovane, nato a Bra, vive da mesi in una comunità, dove è stato trasferito dopo l’arresto eseguito dai Carabinieri. Prima abitava con la famiglia alle porte della città.

Una giornata iniziata come una gita

Quel 22 aprile 2025 doveva essere poco più di un’uscita tra amici. Quattro ragazzi, le biciclette e una sosta lungo il fiume, nella zona della cosiddetta “spiaggia dei cristalli” a Verduno. Con Abdou c’erano il giovane oggi imputato e altri due amici.

È lì che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe consumato il gesto che ha cambiato tutto. Abdou Ngom aveva 13 anni. Non sapeva nuotare in acque profonde. Nonostante questo, secondo l’accusa, sarebbe stato spinto nel Tanaro dal ragazzo, in un contesto che gli investigatori collegano a una lite. Forse per una questione di un "debito" da 50 euro.

L'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale

La Procura per i minorenni ha chiesto il giudizio immediato, mentre la difesa ha optato per il rito abbreviato. Il ragazzo imputato ha sempre respinto ogni accusa, diversa sarebbe invece la versione fornita dagli altri presenti. 

«Alla tragedia dei genitori di Abdou si somma il dolore di un’altra famiglia», hanno sottolineato i legali del minore. Un dramma che si riflette su entrambi i nuclei coinvolti, segnati da una vicenda ancora tutta da chiarire nei dettagli. Abdou, nato nel 2011, frequentava la terza E della scuola media “Piumati”. Figlio di un operaio senegalese, era il secondo di quattro fratelli. Nonostante mesi di ricerche, anche con operazioni disposte dalla Prefettura, il fiume non ha mai restituito il suo corpo.
E proprio questa assenza continua a rendere la vicenda ancora più dolorosa: una storia sospesa, senza un epilogo, che ora cerca risposte in Tribunale

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