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21 Aprile 2026 - 10:52
Il fiume non ha ancora restituito il corpo
Cinque ore di discussione in aula e una richiesta di condanna: sei anni, quattro mesi e 20 giorni. È questa la pena avanzata dal pubblico ministero Davide Fratta davanti al Tribunale per i minorenni di Torino per la morte di Abdou Ngom, il tredicenne senegalese scomparso nelle acque del Tanaro il 22 aprile dello scorso anno.
Una tragedia che resta senza corpo e con molti interrogativi. Abdou era insieme a tre amici sulla cosiddetta “spiaggia dei cristalli” di Verduno, dopo essere partiti da Bra per quella che doveva essere la prima nuotata di stagione. Secondo la ricostruzione della Procura, a spingerlo nel fiume sarebbe stato un quindicenne, al culmine di un litigio legato a un presunto debito di 50 euro.
Il ragazzo, che non sapeva nuotare in acque profonde, sarebbe stato subito trascinato via dalle correnti del Tanaro, ingrossate dalle piogge dei giorni precedenti. Da quel momento, nessuna traccia. Le ricerche – condotte per giorni con droni, elicotteri ed ecoscandaglio – non hanno mai restituito il corpo. Nemmeno i successivi sopralluoghi, fino all’ultima perlustrazione dello scorso settembre, hanno dato esito.
L’indagine era partita da alcuni messaggi scambiati tra i ragazzi dopo la tragedia, elementi che hanno portato, in agosto, all’arresto del quindicenne, oggi ancora ospitato in una comunità.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Piermario Morra e Giuseppe Vitello, respinge però con decisione la versione accusatoria: «Non esiste alcun motivo per cui avrebbe spinto Abdou nel fiume. Anche il presunto debito non è vero», ha ribadito Morra al termine dell’udienza.
I legali chiedono l’assoluzione. In alternativa, puntano a una riqualificazione del reato in omicidio colposo, escludendo quindi l’ipotesi più grave del dolo eventuale. Una vicenda dolorosa e ancora piena di zone d’ombra, che attende ora il suo passaggio decisivo: la sentenza è prevista per il 10 giugno.
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