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Dalle prime denunce agli arresti: cosa è successo nel centro per disabili sotto inchiesta

Contro i vertici della “Per Mano” l’esposto di una ex dipendente. L'accusa: una chat infermieri e oss deridevano i pazienti e si scambiavano foto dei maltrattamenti

Dalle prime denunce agli arresti: cosa è successo nel centro per disabili sotto inchiesta

Una prima denuncia risale addirittura al 2007. È da lì che parte la lunga ombra sulla cooperativa “Per Mano” di Borgo Gesso, oggi al centro di un processo per presunti maltrattamenti ai danni di disabili.

All’epoca, la segnalazione arrivò dalla spiaggia di Rimini: alcuni bagnanti denunciarono insulti e comportamenti violenti nei confronti dei ragazzi assistiti. «Chiamarono in Questura per segnalare la situazione», ha ricordato in aula l’ex finanziere Marcello Casciani. L’inchiesta, però, si chiuse senza conseguenze.

La svolta nel 2018 e gli arresti del 2025

Bisogna attendere il 2018 per una nuova indagine, avviata grazie all’esposto di un’ex dipendente. Da lì il rinvio a giudizio della direttrice Manuela Bernardis, della madre Marilena Cescon (coordinatrice del centro)e di dieci operatori tra educatori, infermieri e oss.

Il caso esplode definitivamente nell’ottobre 2025, quando Bernardis e Cescon vengono arrestate. Le accuse sono pesanti: violenze fisiche, umiliazioni e pratiche mediche non autorizzate.

Durante le indagini, la Guardia di Finanza arrivò a installare una microcamera nascosta nella sala mensa. Un tentativo fallito: gli indagati la scoprirono e la girarono contro il muro.

Nel 2019 scattò anche un blitz notturno. Gli investigatori trovarono gravi anomalie: registri sanitari incompleti, terapie senza firme mediche e contenitori di farmaci privi di etichette. I pazienti dormivano profondamente, alimentando il sospetto di sedazioni non autorizzate.

Le testimonianze: “Punizioni e isolamento”

Nel processo in corso al tribunale di Cuneo emergono racconti durissimi. Un’educatrice ha descritto presunte punizioni e umiliazioni sistematiche: pazienti isolati per ore in una “relax room” per punizione, ragazzi terrorizzati e nascosti sotto i tavoli e una giovane costretta a stare fuori sotto la pioggia. Colpisce anche il racconto di un paziente sedato perché cantava canzoni di Vasco Rossi.

Secondo la testimone, alcuni operatori insegnavano tecniche di contenimento fisico aggressive. Frasi come «bisogna far capire chi comanda», sarebbero state ripetute abitualmente.

L’educatrice ha parlato anche di chat interne con foto e video dei maltrattamenti, utilizzati per deridere gli ospiti. In un caso, una paziente sarebbe stata tenuta lontana dai familiari per settimane, in attesa che sparissero i segni delle violenze.

Difesa 

La difesa respinge le accuse, sostenendo che l’esposto nasca da rancori personali. L’ex dipendente, autrice dell'esposto, ammette alcune scelte discutibili, ma afferma di aver tentato di opporsi a un sistema radicato.

Resta però una domanda centrale: come è stato possibile andare avanti per anni senza interventi? Secondo quanto emerso in aula, la carenza di strutture alternative avrebbe avuto un peso decisivo.

Molti degli ospiti, affetti da autismo e patologie psichiatriche, erano considerati “difficili” e rifiutati altrove. Una condizione che, secondo l’accusa, li avrebbe resi ancora più vulnerabili.

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