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Bruciata una targa partigiana dopo il 25 Aprile: indignazione a Torino per il gesto che colpisce la memoria

Largo Montebello nel mirino poche ore dopo la Festa della Liberazione. Condanna bipartisan: “Un atto grave contro la Resistenza e i suoi valori”

Bruciata una targa partigiana dopo il 25 Aprile: indignazione a Torino per il gesto che colpisce la memoria

A poche ore dalle celebrazioni del 25 Aprile, a Torino un episodio ha acceso sdegno e reazioni trasversali: la targa dedicata ai caduti partigiani in largo Montebello è stata incendiata, insieme alla corona deposta accanto alla lapide, in un gesto che ha suscitato forte preoccupazione.

A denunciare l’accaduto è stata Sinistra Ecologista, che definisce il gesto non come semplice vandalismo, ma come “un atto politico, un gesto fascista che colpisce deliberatamente la memoria della Resistenza”.

Anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha condannato duramente l’accaduto, definendo l’incendio della targa e della corona di alloro del Monumento ai caduti “un gesto gravissimo”.

«Quanto accaduto è inaccettabile: Torino, città medaglia d’oro della Resistenza, non merita questo», ha dichiarato il primo cittadino, auspicando che i responsabili vengano individuati al più presto e ribadendo l’importanza di celebrare la Liberazione e la memoria del coraggio di donne e uomini grazie ai quali oggi viviamo in democrazia.

Durissima anche la presa di posizione dei consiglieri comunali Sara Diena ed Emanuele Busconi, insieme ai consiglieri di circoscrizione Ilaria Genovese e Beppe Piras, che in una nota congiunta hanno rilanciato un messaggio netto: nessuna assuefazione e nessun silenzio.

«Ogni gesto come questo – affermano – rafforza l’impegno a presidiare i luoghi della memoria, a renderli sempre più visibili, attraversati, vivi. Perché la memoria non si cancella: si difende, insieme. Torino resiste e continuerà a resistere.»

Secondo Sinistra Ecologista, inoltre, non si tratta di un episodio isolato. La targa era già stata presa di mira in passato e il ripetersi dell’accaduto viene letto come il segnale di pulsioni nostalgiche che non vanno sottovalutate.

Parole di ferma condanna sono arrivate anche dal mondo politico, in modo bipartisan.

La consigliera regionale del Pd Nadia Conticelli ha espresso «forte sdegno», sottolineando come non sia la prima volta che la lapide venga incendiata e richiamando il valore del 25 Aprile come fondamento della Repubblica e della Costituzione.

Da Forza Italia, il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana hanno definito l’episodio «l’ultimo vile atto di una festa inquinata da ignoranza, teppismo e intolleranza».

Condanna netta anche dalla Lega, con Riccardo Molinari ed Elena Maccanti, che parlano di “gesto vile e inaccettabile che colpisce la memoria di tutti”, chiedendo di fermare il clima di odio e divisione.

Al centro delle reazioni, pur con sensibilità diverse, emerge un punto condiviso: la memoria storica non può diventare terreno di provocazione o scontro.

L’episodio ha riacceso il dibattito sul valore simbolico dei luoghi della Resistenza e sulla necessità di difenderli, non solo come monumenti, ma come spazi vivi di memoria civile.

Perché, come molti hanno ricordato in queste ore, colpire una targa partigiana non significa colpire una pietra, ma ciò che quella pietra rappresenta.

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