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26 Aprile 2026 - 16:43
Foto d'archivio
Una vicenda che sembra uscita da un film, ma che si è conclusa in tribunale. Come riportato da Ansa, un uomo di 78 anni è stato condannato a 14 mesi di reclusione per aver tentato di mettere in vendita un’auto modificata per sembrare una Ferrari 250 GTO, leggendaria icona di Maranello e tra le vetture più ambite dai collezionisti di tutto il mondo.
La sentenza della Corte d’Appello di Torino, confermata dalla Cassazione, ruota attorno a un principio chiave: non è stato punito il semplice possesso del veicolo, ma il tentativo di commercializzarlo come autentico, facendo scattare il reato legato alla falsificazione e al commercio di beni realizzati usurpando marchi di proprietà industriale.
Al centro della storia c’era una vettura trasformata con un accurato lavoro di carrozzeria per richiamare forme e stile della mitica 250 GTO, prodotta in appena 36 esemplari tra il 1962 e il 1964 e considerata da molti l’auto più iconica e preziosa mai costruita.
Ma quella che sembrava una Ferrari era in realtà un’auto di origine giapponese pesantemente rielaborata.
Gli inquirenti hanno ricostruito come il veicolo fosse stato proposto in annunci di vendita come “nuovo” e marchiato Ferrari, nonostante dai documenti emergesse chiaramente la natura modificata del mezzo.
Il caso risale al 2017, ma ha continuato a far discutere anche per il valore simbolico del modello coinvolto. La Ferrari 250 GTO, infatti, è una leggenda assoluta: solo lo scorso anno un esemplare “Bianco Speciale” sarebbe stato battuto in asta per circa 38 milioni.
Durante il processo la difesa aveva sostenuto che il marchio sul modello non godrebbe più della tutela originaria, ricordando anche che nel 2019 il tribunale di Bologna definì la 250 GTO addirittura “opera d’arte”.
Ma i giudici hanno ritenuto centrale il tentativo di immissione sul mercato.
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