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La lite tra cani e gatto scatena lo scontro tra i vicini

L’episodio in un condominio: 36enne condannata a pagare 700 euro di sanzione pecuniaria

La lite tra cani e gatto scatena lo scontro  tra i vicini

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Prima l’aggressione dei cani ai danni di un gatto, poi lo scontro tra i proprietari. È quanto accaduto in un condominio di Chiusa Pesio, dove la vicenda è finita in Tribunale.

Da una parte una donna di 76 anni, proprietaria di tre cani; dall’altra una coppia – lui 36enne, lei 31enne – che nello stabile gestiva una colonia felina composta da 21 gatti, non ufficialmente censita.

«Quando mi sono affacciata dal balcone ho visto tre cani che si contendevano un gatto bianco e nero, pieno di sangue. Non avevo nemmeno capito fosse il mio», ha raccontato N.B., finita a processo per minaccia insieme al compagno D.L.M., a cui erano contestate anche lesioni personali.

Secondo quanto riferito, la 76enne avrebbe riportato una prognosi di 15 giorni in seguito a uno spintone, oltre a un graffio provocato dal gatto spaventato che era riuscita a sottrarre ai cani. L’anziana non si è costituita parte civile, ma in aula ha confermato di aver subito una reazione violenta.

Diversa la versione della coimputata, che ha parlato di una vicina «agitata», la quale si sarebbe «aggrappata alla rete per poi sedersi a terra». Anche una frase contestata – «te la faccio pagare» – secondo la difesa non aveva carattere minaccioso, ma si riferiva alle spese veterinarie. «Una spesa evitabile, così come la sofferenza degli animali. Sarebbe bastata una museruola, proposta più volte anche a mie spese».

Tra i vicini, ha aggiunto, i rapporti erano da tempo tesi: «Entravano anche in casa mia, se non li cacciavo. Eravamo nuovi e quei cani erano abituati a stare liberi».

Il pubblico ministero Alessandro Borgotallo aveva chiesto la condanna per entrambi gli imputati: sette mesi di reclusione per le lesioni contestate a D.L.M. e due mesi e 20 giorni per le minacce. «Nessuno può escludere che la donna sia stata spinta», ha sostenuto, sottolineando come l’espressione incriminata fosse «ambivalente, ma non limitata a un riferimento economico».

Di diverso avviso la difesa. L’avvocato Stefano Bova ha evidenziato «la sproporzione fisica» tra l’imputato e la donna, ricordando che i 15 giorni di prognosi sarebbero legati alla ferita alla mano riportata nel tentativo di salvare il gatto. Anche il legale Alberto Bovetti ha parlato di «condizionamento emotivo dovuto a rapporti difficili tra vicini», escludendo sia lo spintone violento sia le minacce.

Il giudice Elisabetta Meinardi ha infine assolto N.B. dall’accusa di minaccia e condannato D.L.M. al pagamento di una sanzione pecuniaria di 700 euro.

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