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20 Aprile 2026 - 07:00
La grande festa del Bisalta per la vittoria del campionato di Prima
La felicità viaggerà pure a bordo di un misterioso treno della notte, come cantava Lucio Dalla, ma la puoi trovare anche altrove, e in luoghi insospettabili: ad esempio, su di un campo di pallone periferico e mezzo decadente come quello di Polonghera, dove il Bisalta un pugno di giorni fa ha conquistato la promozione matematica; o in una domenica, questa domenica, di sole e di gioia purissima in quel di Chiusa Pesio, con le motociclette che rombano sulla strada a fianco, con tanta gente sugli spalti e l’emozione negli sguardi di tutti. Quella stessa felicità, poi, sale sul carro del vincitore ed esplode in una baldoria sacrosanta e interminabile: e pazienza se il carro è un carro vero e proprio ed anzi un rimorchio agricolo trainato da un trattore, trasformato in palcoscenico per il giubilo finale. Lì giocatori, allenatore, tecnici e dirigenti del Bisalta, di ogni ordine e grado, si godono l’impresa rossoblù consacrata una settimana prima, e in modo un po’ inatteso, nella citata, lontana Polonghera.
Sono l’epilogo e l’apoteosi di una giornata storica per tutto il vasto clan bisaltino. Si parte con la musica ad alto volume, i palloncini, i fumogeni, i colori rosso e blu dipinti sui volti di attori e spettatori, i bambini ed i ragazzi del settore giovanile che tengono per mano i novelli campioni, la palpabile commozione di questi ultimi; si chiude, ed anzi si va avanti ad libitum, in una specie di genuina festa paesana, con tanto di salamelle e beveraggi, il trofeo che passa di mano in mano, le foto di rito e gli abbracci che si sprecano. L’ha fatta grossa, il Bisalta, vincendo questo campionato, ed il tributo in pompa magna dedicatogli dalla società e dalla sua gente ne è la prova. Un prima e un dopo di entusiasmo sparpagliato in abbondanza che inevitabilmente travolge tutto il resto. Compresa la partita piazzata lì in mezzo, quasi come fosse una pratica di scarsa importanza, da smaltire in qualche modo.
Eppure tutto fanno i ragazzi di Borghese, fuorché snobbare un impegno ormai superfluo, dall’aria inconfondibile di fine campionato. E infatti, per merito loro e per il lodevole orgoglio del Murazzo, indisponibile a farsi vittima sacrificale, non mancano i contenuti e gli elementi di piacevolezza, e i 90’ trascorrono dispensando episodi, piccoli colpi di scena e di classe, sorpassi e inseguimenti. È trascorsa una decina di minuti dal fischio d’inizio quando una punizione ospite, autore Santini, viene lasciata passare con troppa facilità dal portiere rossoblù Isoardi. Riesce automatico, allora, pensare ad un Bisalta appagato, rilassato e indifferente all’esito dell’incontro. Non è così. Un’occhiata alla tribuna gremita e adorante probabilmente basta a Marengo e compagni per cogliere un paio di concetti: che i vincenti onorano tutte le sfide, e che in un pomeriggio come questo non si può perdere. La squadra vagamente imbambolata dei primi minuti lascia così spazio ad una compagine affamata dell’ennesimo successo.
Lo dimostra una serie di affondi pericolosi ma perfettibili (Petris, Prati, Gomes Aro), prima che l’eroe della domenica precedente decida di prendersi la scena anche qui: l’incertezza di Gaia, portiere del Murazzo, pareggia quella di Isoardi e Petris, lui, gli soffia la sfera per depositarla facilmente in rete; poi l’esterno locale, dopo aver lasciato sfilare d’un soffio il taglio affilato di Maccario, si riscatta raccogliendo l’assist bellissimo di Gomes Aro, infilandosi fra le maglie avversarie e firmando il raddoppio. Tutto pare compiuto, perché il Murazzo non reagisce e i ritmi si abbassano; sensazione amplificata dalla prodezza di Maccario che, sfilata la palla a Pia, inventa un pallonetto di grande raffinatezza esecutiva per il tris rossoblù.
Una delizia, la perfetta ciliegina sulla torta. A sorpresa, però, guarda un po’ chi ti va a spuntare, da quella torta: un attaccante di nome e cognome Nicolò Gagino, tanta panchina l’anno scorso al Piazza, che in pochi attimi ristabilisce l’equilibrio con un gol di rapina ed un altro di gran pregio. È 3-3. Poco male. Poco male, pure, che al 93’ Grosso getti alle ortiche un’occasione colossale. La festa del Bisalta si scatena e va avanti fino a sera. Quando ce ne andiamo noi, circa un’ora e mezza dopo la fine delle ostilità, a mister Borghese e ai suoi ragazzi brillano ancora gli occhi.
BISALTA 3
Isoardi, Manfredi A., Forneris (78’ Civalleri), Quaranta, Marengo, Prati (61’ Mestriner), Konate M. (55’ Tomatis), Gastaldi, Gomes Aro, Maccario (70’ Grosso), Petris (90’ Ponzo). All. Borghese.
MURAZZO 3
Gaia, Ghigo, Grasso, Viola, Demaria, Formagnana (61’ Konate B.), Santini, Spada (46’ Pia), Fissore (61’ Gagino), Elkarroumi, Tavella. All. Tosto.
RETI. 11’ Santini (M), 18’ e 38’ Petris (B), 67’ Maccario (B), 69’ e 73’ Gagino (M).
ESPULSO. 83’ Viola (M).
ARBITRO. Galtieri di Alba-Bra.
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