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09 Agosto 2025 - 13:44
«Mondovì è una cittadina splendida, davvero meravigliosa. Ci verrei a vivere: sto pensando a quanto sarebbe bello avere una casa qui, magari per i fine settimana». Parola di Silver. Sì, lui: il "papà" di Lupo Alberto, uno dei fumettisti più famosi di Italia.
Guido Silvestri, in arte Silver, è stato qui la settimana scorsa, ospite del talk show "ParalleleBipedi a confronto" delle Bocce Quadre. E a valle di questa esperienza, parla col nostro giornale per raccontare un retroscena emozionante.

Lo contattiamo al telefono. Un artista vero, di una disponibilità incredibile: «Ho scoperto un luogo splendido, Mondovì, e persone splendide, gli amici dell'Associazione "Bocce Quadre": Fabrizio, Giampiero "Pelo", Andrea... che per me ora è diventato "quello che spaccia tartufi". Mi sono trovato meravigliosamente: sono astato accolto con un calore e un affetto rari».
Silver parla con un tono di voce quasi emozionato: si capisce benissimo che i suoi sono complimenti sinceri, e non "frasi di circostanza". «Inizialmente, quando Fabrizio (Lanza, ndr) mi ha contattato per invitarmi, ero un po' scettico - racconta -. Non sapevo bene quale contesto aspettarmi da questo talk show: non conoscevo "il mondo delle bocce quadre". Io sono abituato ad andare a eventi in cui si parla di fumetti, anche se ora tendo a evitare quelli troppo grossi, caotici, in cui il disegnatore poi finisce per stare ore al tavolino a fare disegni per il pubblico. Quello che ho trovato a Mondovì è stato... tutta un'altra cosa. Un ambiente caloroso, in cui io e mia moglie siamo stati trattati benissimo. Mi sono sentito accolto in modo specialissimo, affettuoso».
Conosceva già Mondovì e il Monregalese? «Conosco questa zona. Abbiamo amici che vivono ad Alba, a Saluzzo, a Dogliani. Alcuni di loro sono anche venuti a vedere lo spettacolo. Non ero però mai stato a Mondovì, e mi ha colpito moltissimo: la piazza storica, così particolare, con i suoi negozietti con le insegne antiche, la giostra dei cavalli in mezzo alla piazza (è temporanea, ndr). Un ambiente diverso dai grossi eventi, quasi intimo. Con persone amichevoli, un pubblico educatissimo».
E Silver loda anche l'organizzazione: «Ho trovato collaboratori disponibili ed efficienti, ma soprattutto un gruppo di volontari quale forse non mi era mai capitato di vedere: persone che dedicano una quantità tempo ed energie per questo evento, con dedizione e passione... una realtà magnifica». Sensazione, dice, condivisa con la moglie.
Forse c'entrano anche le sue origini: cresciuto in provincia di Modena, in una cittadina (Correggio) di dimensioni similissime a Mondovì, in una famiglia modesta. «Ne abbiamo parlato un bel po', a Mondovì, io e Dario Vergassola: ci contraddistingue questo aspetto, di chi è nato in una famiglia di lavoratori, ma con un sogno. Io avevo quello di fare il fumettista, lui il comico. E con qualcosa , nel nostro animo, che ci diceva: io voglio fare quel lavoro, quello e nessun altro».

Lui, Guido Silvestri, che da piccolo leggeva (e si faceva leggere) "Topolino" («Ricordo ancora la mia storia preferita: "Topolino e l'orchidea nera"») e che da più grande si è innamorato di quel mondo, da "Blake e Mortimer" di Jacobs ma soprattutto delle strisce comiche, come i "Peanuts" di Schultz, "Pogo" di Walt Kerry, "B.C." di Johnny Hart, da grande è diventato "Silver".
Grazie a un lupo col cuore buono e di colore azzurro (piccola curiosità per gli amanti del fumetto: Lupo Alberto... non nasce azzurro: nasce come fumetto senza colori e poi, gradualmente col passare degli anni, si "colorò". Con vari tentativi, fino ad arrivare al colore con cui oggi tutti lo conoscono), eternamente innamorato di una gallinella in quel macro-micro-cosmo che è la sua fattoria. Alberto è un fumetto che parla a tante età diverse: ai giovani come agli adulti, tanti quanti sono i punti di vista dei suoi protagonisti.
Silver ha trovato in Mondovì un "luogo del cuore". E a questo punto, la domanda è scontata: "Silver" tornerà a Mondovì? «Voglio tornarci, assolutamente - risponde -. Il prossimo anno voglio tornare all'evento delle "Bocce quadre", non da ospite ma da spettatore... e, chissà, forse anche da giocatore». E aggiunge: «Mondovì è un posto dove verrei a vivere. Forse non stabilmente, ma nei weekend, o nelle vacanze. Chissà».
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