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19 Gennaio 2026 - 11:05
Candela, Camperi, Berutti e Cortellazzi
«Questa partita l’ha vinta il palazzetto». Se un allenatore come Vittorio Bertini, che basa le sue convinzioni sul rigore tecnico della pallavolo e non certo sulla stregoneria, esordisce così nel commento a caldo della vittoria del suo Vbc contro la Pallavolo Novi, mentre lì attorno sta succedendo di tutto, allora bisogna cominciare a prendere sul serio “l’effetto Pala Itis”.
Della insperata vittoria 3-2 sulla formazione alessandrina si parla nel link qui sotto, per tutto il resto bisognava esserci perché leggere o raccontare è un conto, ma vivere “l’effetto Pala Itis” è un’altra cosa.
Il Vbc, storicamente, ha costruito le sue grandi imprese nel suo vetusto catino oppure in trasferta. Un piccolo impianto che, di sabato sera, diventa tempio della pallavolo vecchio stile, fuori moda, ma dannatamente divertente e adrenalinica, qualunque sia la categoria. Questo Vbc è alla disperata ricerca della salvezza e quindi giocare al Pala Itis diventa necessario oltre che auspicabile (e siamo a tre vittorie in tre partite). Contro Novi, il tifo monregalese è stato nettamente il migliore in campo.
Appena si varcano le porte (a spinta) della palestra si entra in una sorta di “Bombonera”, di “San Mames” con un caldo tropicale e una umidità del 140% che ti fa subito entrare in clima. Il rimbombo dei tamburi e delle trombe non ti permette nemmeno di parlare con il vicino di posto, ma non è un problema. Sui gradoni in cemento ci stanno tutti, e tutti insieme aggrovigliati: attempati signori, giovani appassionati, madri, nonni, bambini che saltano o giocano con le macchinine, dirigenti federali FIPAV, vecchie glorie, ultras. Senza la serie A non ci sono più nemmeno le testate provinciali o nazionali, siamo solo noi monregalesi. Nel nostro piccolo mondo imperfetto che però è stato sempre l’habitat naturale del Vbc, nel quale noi sappiamo sguazzare meglio.
Il respiro del tifo biancoblù arriva direttamente nei nove metri del campo, proprio sulle spalle dei giocatori in campo. Il calore dei supporters riesce a condizionare l’andamento del match con il passare dei minuti, surriscaldando il clima e alzando la temperatura di minuto in minuto, come un grande forno, fino a cuocere gli avversari che al quinto set tendono a sciogliersi e a cedere (mentre quelli di casa aumentano in modo esponenziale le loro capacità). Dobbiamo essere onesti, le buone maniere non sono sempre quelle della “Scala” o del “San Carlo” di Napoli e non bisogna mai superare quella sottile linea che divide un clima pallavolisticamente ostile ma sempre nell’ambito di appassionata “difesa del territorio e della squadra” dalla antisportività fine a sé stessa. Ad un certo punto della questione, un giocatore ospite, per recuperare un pallone, ha anche travolto (involontariamente) coach Bertini di fronte alla sua panchina scatenando un faccia a faccia tra giocatori tipico dei regolamenti di conti. Difficile tenere a bada gli spiriti.
La capacità del “Pala Itis” di deviare destini già scritti verso il Vbc è miracolosa e andrebbe studiata. Non è solo sport, entriamo nelle pieghe di una città, di un romanzo popolare. Alla fine cosa resta? Sudore, fatica, arsura, gole che bruciano (a proposito, se si potesse trovare il modo di vendere qualche bottiglietta d’acqua si potrebbe fare un bel po’ di grana), ma soprattutto tanta adrenalina in corpo, sollievo, divertimento, felicità innocua. Con i bambini piccoli che cantano «Tutti pazzi per "Coltellazzi”» e la gente che abbraccia la squadra.
Inutile specificare che per salvarsi non può bastare solo “l’effetto Pala Itis”: serve anche alzare il livello di gioco, le percentuali in attacco e a muro. Bisogna fare punti.
È molto difficile, ma al Pala Itis tutto è possibile. Provare per creder(ci).
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