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Addio all'uomo che "inventò" gli alieni... ed ha cambiato per sempre la nostra fantasia

Scompare a 90 anni l'autore principale delle teorie ufologiche, che hanno inciso profondamente sulla cultura pop.

Addio a Von Daniken, padre dell'ufologia moderna

Immagine illustrativa generata con AI

Ci ha lasciati di recente, a 90 anni, lo scrittore svizzero Erich Anton Paul von Däniken. Il nome forse è poco noto al grande pubblico, ma le sue teorie no: von Daniken è il principale autore dell'ufologia moderna, e le sue teorie - ovviamente piuttosto bizzarre - hanno avuto un influsso enorme sulla cultura pop di massa, e sono quindi, sia pure in modo indiretto, enormemente note.

A parte casi sporadici di precursori, il fenomeno UFO moderno inizia, come noto, nel 1947, col celebre caso del "disco di Roswell". Fioriscono così speculazioni di vario tipo, tra cui quella di von Daniken è la più affascinante. Egli infatti, a partire dal suo primo libro, "Gli extraterrestri torneranno" (Germania, 1968), ipotizza che gli antichi Dei venerati dalle prime civiltà fossero in realtà creature extraterrestri. Tesi simili erano già apparse in modo sporadico negli anni '50, riprendendo l'idea letteraria di H.P.Lovecraft, nei cui racconti anni '20 e '30, tra fantascienza e horror, antiche e pericolose divinità sono in realtà alieni extraterrestri e spesso anche extradimensionali. Però è Daniken che, vendendo milioni di copie, le rende davvero diffuse.



Il testo di Daniken, tradotto in Italia nel 1969, ha grande fortuna anche qui da noi. L'idea che le piramidi egizie, Stonehenge, le sculture dell'isola di Pasqua e molti altri elementi riflettano la percezione da parte di una civiltà antica di creature e tecnologie aliene è molto avvincente, anche se arrischiata. Queste strutture sarebbero quindi testimonianza di antichi "cargo cult", ovvero fenomeni analoghi a quello, realmente osservato negli anni '40-'60, di aborigeni melanesiani che, una volta avvistato un aereo cargo atterrato presso di loro (e impossibilitati a comprenderne l'essenza) lo trasformarono in una divinità oggetto di culto per propiziarne il ritorno. A differenza di altri ufologi, e nonostante fosse personaggio anche discutibile, Daniken rimase però cattolico convinto.

La sua rilettura degli UFO ha fortuna anche perché si lega a due fenomeni del periodo: da un lato la controcultura emersa col '68, che guarda con interesse alle antiche civiltà come depositarie di saggezze perdute, dall'altra la corsa allo spazio, culminata nella conquista della Luna nel '69, che accende le fantasie sugli incontri alieni.

Curioso notare che l'anno seguente, nel 1970, iniziarono anche qui da noi, nel monregalese, a Briaglia gli scavi dell'alessandrino Ettore Janigro d'Aquino, archeologo dilettante che rinvenne anche "statue stele" a Vicoforte e lavorò con un gruppo speleologico di Mondovì dell'epoca. Nel 1971-1972 questi scavi portarono a ipotetici ritrovamenti affascinanti ma poco accettati dalla comunità scientifica, anche se in questo caso ovviamente d'Aquino non li collegò al fenomeno della archeologia ufologica. Non è però mancato chi ha visto presenze extraterrestri (antiche e recenti) anche qui da noi, ma più sulla "montagna sacra" della Bisalta.

Nel 1968, del resto, il film di Stanley Kubrick "2001. Odissea nello spazio" diffuse al largo pubblico, in una fantascienza d'autore, una tesi simile a quella di Daniken elaborata da Arthur C. Clarke, scrittore di fantascienza e sceneggiatore del film, col celebre Monolito Nero alieno che, come un menhir di Briaglia, appare ai popoli preistorici per guidarli nel tempo verso un luminoso (o oscuro?) destino spaziale.

Nel 1971, le idee di Daniken appaiono nel fumetto di Jack Kirby "New Gods", per DC Comics; nel 1976, appaiono gli Eterni per la Marvel: in entrambi i casi, alieni dotati di superpoteri venerati dagli antichi come dei. Da noi in Italia, queste tesi furono fortemente riprese da un fumetto di fantascienza misteriosa colto e ironico come Martin Mystere, creato da Alfredo Castelli nel 1982; ma anche in Topolino degli anni '80 appare in modo ironico il tema, come nella storia "Topolino e il tempio di Babu Simbel".

La tesi Daniken torna in auge al cinema nel 1994 con "Stargate" (in una generale rinascita del cinema SF nei '90 coi nuovi effetti speciali digitali, incluso il morphing allora dilagante), che riprende passo passo queste tesi nel film e poi nella serie tv. Un riferimento che appare anche nel finale di Battlestar Galactica (2004, più come citazione di Kubrick forse che di Daniken in prima persona), in "Indiana Jones e i teschi di Cristallo" (2008), in "Alien. Prometheus" (2012) di Ridley Scott, solo per citare gli esempi più noti. Anche narrazioni come "Lost" (2004), più misteriose, si incentrano su una entità sicuramente aliena all'uomo e senziente che interagisce con noi fin dai tempi degli antichi egizi.

Insomma, le idee di Daniken, bizzarre e poco verosimili, sono state però determinanti per plasmare l'immaginario fantascientifico pop guidandolo verso storie più complesse e raffinate. 

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