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22 Febbraio 2026 - 05:09
ALEX HONNOLD DAVANTI A EL CAPITAN (PLANETMOUNTAIN.COM)
Ci sono cime e montagne, salite e scalate, imprese eroiche e gesta spericolate. Alpinismo e arrampicata, atleti e fuorilegge.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito ma forse non riuscirebbe comunque a sintetizzare lo spirito e l’anima di Alex Honnold, straordinario climber statunitense noto al grande pubblico per la sua arrampicata libera su El Capitan nel giugno del 2017, celebrata nel 2018 dal pluripremiato documentario "Free Solo".
Californiano classe 1985 e vincitore per ben tre volte del Piolet d’Or (il massimo riconoscimento alpinistico a livello mondiale), Honnold è risalito agli onori delle cronache nelle scorse settimane per una nuova e incredibile impresa, realizzata stavolta in ambiente urbano.
Il 25 gennaio, infatti, l’atleta americano ha scalato alla sua maniera (ovvero senza l’ausilio di corde o di protezioni) i 508 metri di altezza del Taipei 101, l’undicesimo grattacielo più alto del mondo.
Un’impresa ai limiti del concepibile per uno sportivo che ci ha ormai abituati all’impossibile, spettacolarizzata dalla diretta streaming di Netlflix che pare aver versato ad Honnold un compenso di 500.000 dollari.
Effige di eroismo adrenalinico per alcuni e di cattivo esempio (con rischio di emulazione) secondo altri, l’impresa del californiano testimonia ancora una volta lo straordinario valore atletico dell’uomo, sempre più “al servizio” dei nuovi media e sempre più lontano dai tempi avventurosi dei primi arrampicatori-esploratori.
Senza alcun giudizio morale, perché per passare alla storia superando il proprio limite fisico si devono, per forza, correre dei rischi reali, fa senz’altro sorridere il raffronto temporale tra le gesta di Honnold, acclamato da tifosi e fan, e Jean-Claude Droyer che nel 1975 scalò la Tour de Montparnasse salvo poi essere immediatamente arrestato dalla Gendarmerie.
Cambiano i tempi, i fuoriclasse rimangono, ma l’alpinismo, forse, resta un’altra cosa.
DI GABRIELE GALLO
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