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23 Febbraio 2026 - 15:13
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
In un’economia dove spesso le notizie arrivano con il segno meno, l’artigianato cuneese riesce a ritagliarsi uno spazio di controtendenza. Non è un balzo in avanti clamoroso, ma è un passo deciso nella direzione giusta: nel 2025 il comparto delle imprese artigiane in provincia di Cuneo chiude con un tasso di crescita del +0,12% e un saldo positivo tra nuove attività e cessazioni. Tradotto: il sistema “tiene”.
Nell’arco dell’anno, le iscrizioni al Registro imprese della Camera di commercio di Cuneo sono state 1.182, le cessazioni 1.161 (al netto delle chiusure d’ufficio). Il saldo finale è +21. Un dato contenuto, certo, ma significativo perchè conferma un trend che dura da alcuni anni: dopo nove anni consecutivi di flessione, la svolta era arrivata nel 2021, quando le nuove imprese superarono quelle che abbassavano la saracinesca. Da allora la traiettoria resta positiva, anche se con un ritmo meno brillante rispetto al 2023 e al 2024.
Il quadro appare ancora più interessante se si guarda al contesto. La “Cuneo artigiana” non solo cresce in linea con l’intero tessuto imprenditoriale provinciale (+0,11%), ma fa meglio del dato regionale, che nel 2025 segna un -0,42%, e supera anche il dato nazionale, fermo a un quasi pareggio (+0,01%). È qui che il +0,12% diventa più di una percentuale: diventa un segnale di resilienza locale.
E qualcosa, in effetti, sta anche cambiando. Perché se è vero che l’artigianato mantiene il suo volto tradizionale – fatto soprattutto di ditte individuali, che rappresentano ancora circa tre quarti del totale – è altrettanto vero che il dato più “rumoroso” dell’anno riguarda la struttura delle imprese. Le società di capitale, pur restando una quota minoritaria, mostrano una crescita netta: +3,10%. Un’accelerazione che racconta la voglia (o la necessità) di organizzarsi meglio, crescere in solidità, adottare forme più strutturate per affrontare mercato, investimenti, passaggi generazionali e nuove sfide.
Al 31 dicembre 2025, in Granda, le imprese artigiane registrate sono 17.101: valgono il 26,6% di tutta l’imprenditoria locale, cioè più di un’impresa su quattro. È un peso importante, superiore alla media nazionale (21,1%) e appena sotto quella piemontese (27,1%). Se si considerano anche sedi e unità locali, la “presenza” reale del sistema artigiano arriva a 19.310 unità.
Non sorprende quindi che dalla Camera di commercio arrivi una lettura che va oltre il semplice conteggio. Il presidente Luca Crosetto parla di “segnale di fiducia” per l’intero sistema economico provinciale e sottolinea come la crescita delle società di capitale dimostri la capacità degli imprenditori di evolversi verso modelli più strutturati, senza perdere competenze e saperi che rappresentano l’identità della Granda.
Anche la distribuzione settoriale conferma che il cuore dell’artigianato cuneese batte ancora forte nelle costruzioni, che da sole rappresentano il 41,8% delle imprese artigiane provinciali. Qui il 2025 è stato sostanzialmente stabile, con una lieve variazione negativa (-0,04%). Ma a muovere davvero l’ago sono i servizi: gli “altri servizi” +1,87% crescono dell’1,87% e il turismo +1,39% segna un +1,39%. Dall’altra parte, l’industria in senso stretto registra una flessione (-1,29%), mentre commercio e agricoltura mostrano cali più contenuti.
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