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26 Febbraio 2026 - 08:59
Il prof. Vincenzo Schettini ospite del podcast "BSMT"
Negli ultimi giorni il nome di Vincenzo Schettini è diventato uno dei più discussi sui social e nel mondo della scuola. Il professore di fisica più famoso d’Italia, seguito da milioni di studenti grazie al progetto "La Fisica che ci piace", è finito al centro di una bufera mediatica dopo alcune dichiarazioni rilasciate al podcast BSMT, condotto da Gianluca Gazzoli.
Ma cosa è successo davvero? E perché le sue parole hanno scatenato così tante critiche?
La polemica nasce da una riflessione sul futuro dell’insegnamento e sul ruolo dei contenuti digitali. Durante l’intervista, che in tutto dura oltre 2 ore ed è ascoltabile sulle varie piattaforme podcast (ma la consigliamo perchè è molto vivace e scorrevole), Schettini ha ipotizzato che sempre più docenti potrebbero affiancare alla scuola tradizionale la produzione di contenuti online, anche a pagamento.
«Gli insegnanti che sono a scuola adesso, come me, cominceranno a proporre i loro contenuti online, magari anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura non deve essere in vendita? Dobbiamo uscire dal cliché che la conoscenza debba essere sempre gratuita», ha dichiarato.
Parole che hanno acceso il dibattito, anche a distanza di qualche settimana dalla messa in onda di fine gennaio. Molti utenti hanno interpretato questa visione come una possibile “mercificazione” della cultura e dell’istruzione, mentre altri hanno difeso il diritto dei divulgatori di essere retribuiti per il proprio lavoro.
Lo stesso Schettini ha poi chiarito la propria posizione, distinguendo tra istruzione scolastica – che resta gratuita e garantita a tutti – e contenuti culturali offerti al di fuori della scuola, che possono avere un valore economico.
A generare ulteriori polemiche è stato un altro passaggio iniziale dell’intervista, in cui Schettini ha raccontato, con tono ironico, gli inizi del suo canale YouTube.
«Io, durante la live, avendo quattro iscritti sul mio canale, costringevo i miei studenti a seguirla. Io dicevo ai ragazzi: “Oggi pomeriggio devo fare la live su YouTube”… e dicevo: “Domani interrogo sulla lezione di oggi pomeriggio”».
«Credo che siano stati travisati un termine e il tono, quando ho detto che “costringevo” i miei studenti a seguire le mie live. Il termine che ho usato è stato sicuramente infelice: non ho mai costretto nessuno, il tono era ironico», ha poi commentato in un secondo momento il prof.
Schettini ha difeso il proprio operato anche sul piano professionale, sottolineando l’assenza di contestazioni formali:
«Se io avessi veramente costretto i miei studenti, sarebbe arrivata una lamentela, una segnalazione. A Scuola in questi anni non è arrivato su di me mai niente, se non lodi. Io faccio divulgazione gratuitamente ogni giorno sui social. Il mio obiettivo è avvicinare i ragazzi alla fisica, non certo obbligarli».
Schettini ha poi evidenziato come il suo lavoro online nasca da una missione educativa: «Il mio lavoro è quello di insegnare e lo faccio con passione. Se milioni di ragazzi mi seguono, è perché trovano utile quello che faccio, non perché sono obbligati. La cultura deve essere accessibile, ma questo non significa che chi lavora per produrla non debba essere riconosciuto».
Alla polemica si sono aggiunte anche alcune accuse anonime di un'ex allievo, diffuse dal "giornale d'attacco" MowMag e riprese dai vari media nazionali, secondo cui ci sarebbe stati degli incentivi a visualizzare i suoi video online per ricevere una ricompensa tramite "bonus" nei voti. Accuse che Schettini ha respinto con decisione, dichiarando di essere stato descritto «come l’insegnante che non è». Fanpage parla però poi di un giallo legato alla cancellazione dal suo canale di oltre 100 video
Diversi studenti e rappresentanti scolastici hanno invece difeso il professore, affermando che non avrebbe mai imposto la visione dei suoi video, ma li avrebbe semplicemente suggeriti come strumento di approfondimento, senza alcun legame con le valutazioni.
La bufera ha comunque riaperto un dibattito più ampio sul rapporto tra scuola, social media e divulgazione, e sul ruolo sempre più centrale degli insegnanti anche fuori dalle aule tradizionali.
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Docente di fisica e divulgatore scientifico, Schettini è diventato un fenomeno nazionale grazie alla sua capacità di spiegare concetti complessi in modo semplice e coinvolgente. Con milioni di follower sui social, è oggi uno dei volti più riconoscibili della divulgazione scientifica italiana, capace di avvicinare migliaia di studenti alla fisica.
Il suo successo nasce proprio dalla volontà di rendere la scienza accessibile a tutti, attraverso un linguaggio diretto e una forte presenza digitale.
Il divulgatore sarà protagonista di un talk pubblico a Carrù il prossimo sabato 20 giugno, in piazza Divisione Alpina, per una serata dedicata alla divulgazione scientifica e al rapporto tra cultura e società. L’iniziativa, promossa da Ascom Carrù, punta a portare eventi culturali di qualità sul territorio e offrirà al pubblico l’occasione di incontrare dal vivo uno dei divulgatori più influenti del panorama italiano.
Al di là della figura del professore, la vicenda ha aperto una discussione più ampia sul futuro della scuola e sul ruolo degli insegnanti nell’era digitale. Il caso Schettini rappresenta infatti uno dei primi esempi concreti di come la figura del docente stia cambiando, tra aula, social e divulgazione. Il professore di fisica più seguito d’Italia resta una figura capace sì di dividere l’opinione pubblica, ma anche di accendere un confronto sul valore della cultura e sull'insegnamento del domani (che poi è già di oggi).
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