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27 Febbraio 2026 - 10:12
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Il biologico non è più una tendenza. È diventato un’abitudine, una scelta quotidiana che riempie i carrelli della spesa e racconta un modo diverso di guardare al cibo. I numeri lo confermano: in Italia gli acquisti di prodotti bio hanno raggiunto 6,9 miliardi di euro, con una crescita del 6,2% rispetto all’anno precedente. Un balzo in avanti che parla di fiducia, attenzione alla salute e sensibilità verso l’ambiente.
Ma dietro questi numeri c’è una domanda che pesa: questo boom sta premiando davvero chi quel cibo lo produce?
È il punto su cui accende i riflettori Coldiretti Bio, sulla base delle elaborazioni Nomisma, in occasione della presentazione della campagna promossa da NaturaSì. Perché se i consumi aumentano, diventa ancora più urgente garantire trasparenza nella formazione dei prezzi e una redistribuzione equa del valore lungo tutta la filiera. In altre parole, il successo del biologico deve tradursi in un giusto riconoscimento economico per gli agricoltori.
In Piemonte il bio non è un fenomeno marginale, ma una realtà strutturata e in crescita. Oltre 50 mila ettari sono coltivati con metodo biologico e le produzioni spaziano dai foraggi ai cereali, dalla frutta alla vite. Il vino biologico piemontese continua a conquistare i mercati internazionali. Sono più di 3 mila gli operatori certificati tra produttori, trasformatori e importatori: un sistema che dà lavoro, crea valore e costruisce reputazione.
Eppure, la crescita del mercato non basta. “I successi del biologico si fondano sulla valorizzazione del prodotto agricolo, sulla sostenibilità dei processi produttivi e sulla sicurezza alimentare”, spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale. Il nodo centrale resta il “vero costo del cibo”: dietro un prodotto bio non c’è solo una scelta agronomica, ma un investimento in qualità, tutela della salute e rispetto dell’ambiente.
Per questo la trasparenza nei rapporti di filiera diventa decisiva. Serve a garantire sostenibilità economica alle aziende agricole certificate e, allo stesso tempo, a permettere ai consumatori di fare scelte consapevoli, premiando produzioni biologiche italiane di qualità.
Un ulteriore passo avanti potrebbe arrivare dal nuovo marchio del biologico italiano, recentemente approvato in Conferenza Stato-Regioni. Uno strumento che punta a rafforzare l’identità del bio Made in Italy e a orientare i consumi verso una filiera che chiede non solo fiducia, ma equità.
Il biologico cresce, i consumatori rispondono, il Piemonte conferma il suo ruolo da protagonista. Ora la sfida è trasformare questo successo in un equilibrio più giusto lungo tutta la catena del valore. Perché scegliere bio non significa solo mangiare meglio. Significa sostenere un modello agricolo che chiede rispetto, trasparenza e dignità economica.
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