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04 Marzo 2026 - 11:42
«La risposta dell’Assessore conferma quello che il Comitato, le Amministrazioni locali e la cittadinanza ripetono da tempo: il nodo non è l’annuncio di nuovi servizi, ma la tenuta dell’emergenza-urgenza. E proprio per questo non possiamo accontentarci di un “monitoriamo e poi si vedrà”.»
È quanto dichiara la consigliera regionale Giulia Marro dopo la risposta ricevuta ieri in Aula alla sua interrogazione sulla riapertura h24 del Pronto soccorso di Ceva, presentata per chiedere quali atti concreti Regione Piemonte abbia messo in campo per tornare a garantire un servizio pienamente operativo, superando la fase degli annunci.
«L’Assessore ha ricondotto tutto alla carenza di personale sanitario, sostenendo che oggi non si possono garantire continuativamente sicurezza e qualità assistenziale, e che l’ASL CN1 “riesaminerà” la situazione quando ci saranno condizioni idonee. Ma nel frattempo il territorio resta esposto. A Ceva non stiamo parlando di un servizio accessorio: stiamo parlando di sicurezza pubblica, di tempi di intervento, di equità nell’accesso alle cure per le aree interne.»
Marro sottolinea come la richiesta di riapertura h24 sia stata più volte ribadita dal Comitato a difesa dell’Ospedale di Ceva e dalla comunità locale, anche a fronte di difficoltà riscontrate sul territorio quando il servizio non è pienamente disponibile. «È necessario procedere con assoluta urgenza, prima che un ritardo nei soccorsi produca conseguenze irreparabili. Non possiamo permetterci di aspettare che “accada qualcosa” per scoprire di non aver fatto abbastanza».»
«Ceva serve un territorio riconosciuto come “area disagiata”, con condizioni orografiche e infrastrutturali che incidono direttamente sui tempi di percorrenza verso altri presidi, soprattutto nei mesi invernali e in emergenza. Proprio per questo le politiche nazionali sull’emergenza-urgenza richiamano l’esigenza che, nelle zone disagiate, i presidi territoriali possano costituire un riferimento sanitario h24 per la popolazione, con modelli organizzativi adeguati. Non è uno slogan: è il senso stesso delle deroghe e degli adattamenti legati all’accessibilità e alle specificità territoriali nella programmazione sanitaria.»
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