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12 Marzo 2026 - 09:23
Elon Musk, Jeff Bezo, e Mark Zuckerberg
Il 2026 segna un momento senza precedenti nella storia della ricchezza globale. La nuova classifica dei miliardari pubblicata da Forbes fotografa un pianeta sempre più dominato da patrimoni colossali: nel mondo ci sono oggi 3.428 miliardari, circa 400 in più rispetto all’anno precedente, con una ricchezza complessiva che supera i 20.100 miliardi di dollari.
Un’espansione che racconta la velocità con cui innovazione tecnologica, finanza digitale e intelligenza artificiale stanno ridisegnando gli equilibri economici globali.
In cima alla classifica c’è ancora Elon Musk, che consolida il suo primato con una fortuna stimata in 839 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata nella storia della graduatoria Forbes. In appena dodici mesi il patrimonio del patron di Tesla è cresciuto di circa 500 miliardi, trainato dalle valutazioni delle sue aziende: dalla casa automobilistica Tesla alla società spaziale SpaceX, fino alla startup di intelligenza artificiale xAI.

Dietro di lui il distacco è enorme. Al secondo posto si trova Larry Page, cofondatore di Google, con 257 miliardi di dollari, seguito dal suo storico socio Sergey Brin con 237 miliardi. Quarto posto per Jeff Bezos con 224 miliardi, mentre Mark Zuckerberg chiude la top five con 222 miliardi.

Il dato più significativo però è la crescente influenza del settore tecnologico: quasi metà dei super miliardari appartiene proprio al mondo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, settori che stanno generando fortune a una velocità mai vista prima.
Il fenomeno non riguarda solo la vetta della classifica. L’intero sistema dei super patrimoni globali si sta ampliando rapidamente.
Oggi 20 persone fanno parte del cosiddetto “club dei 100 miliardi”, mentre ben 86 miliardari devono gran parte della loro ricchezza all’intelligenza artificiale. Cresce anche la presenza dei giovani imprenditori: sono 35 i miliardari under 30, un record assoluto.
Gli Stati Uniti restano il centro mondiale della grande ricchezza, con 989 miliardari, seguiti da Cina (610) e India (229). Non mancano però nuovi protagonisti provenienti da settori inattesi: dalle criptovalute alla musica, fino allo sport.
Tra i nomi che guadagnano visibilità nella lista figura anche Donald Trump, che con un patrimonio stimato di 6,5 miliardi di dollari cresce del 27% in un anno, salendo fino al 636° posto della classifica mondiale.
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Se a livello globale domina la tecnologia, anche in Italia la ricchezza sta vivendo una trasformazione significativa.

Secondo Forbes, l’uomo più ricco d’Italia è oggi il Giancarlo Devasini, manager casalese, azionista della Juventus, e tra i fondatori della criptovaluta Tether, con un patrimonio stimato in 89,3 miliardi di dollari. Il suo balzo in cima alla classifica nazionale racconta il peso sempre maggiore assunto dal mondo delle criptovalute e della finanza digitale.
Subito dietro troviamo uno dei nomi più iconici dell’imprenditoria italiana: Giovanni Ferrero, alla guida del gruppo che produce la Nutella. Con una ricchezza di circa 48,8 miliardi di dollari, Ferrero rappresenta un modello industriale completamente diverso rispetto ai nuovi protagonisti della finanza tecnologica.
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La presenza di Giovanni Ferrero tra i più ricchi del Paese non è soltanto un dato economico. È anche la dimostrazione della solidità di un modello industriale tradizionale che continua a competere nel mondo globale.
Il gruppo Ferrero, nato nelle Langhe piemontesi e cresciuto fino a diventare un colosso internazionale del settore alimentare, rimane una delle aziende italiane più solide e riconoscibili a livello mondiale. Dal quartier generale storico di Alba, l’impero della Nutella ha costruito negli anni una presenza globale mantenendo però un forte legame con il territorio.
In un panorama dominato da software, criptovalute e piattaforme digitali, Ferrero rappresenta quindi una forma di capitalismo industriale “classico” che continua a generare valore e stabilità.

A completare il podio della ricchezza italiana c’è Andrea Pignataro, fondatore della società finanziaria ION, con un patrimonio di 42,6 miliardi di dollari. La sua azienda sviluppa software utilizzati da banche e mercati finanziari, confermando ancora una volta il ruolo crescente della tecnologia nella creazione di ricchezza.

Seguono poi Paolo Ardoino, legato anch’egli al progetto Tether con circa 38 miliardi, e Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditore e finanziere con circa 11 miliardi di dollari.
La classifica include anche altri grandi protagonisti dell’economia italiana: la famiglia Aleotti del gruppo farmaceutico Menarini, Piero Ferrari, i fratelli Paolo e Gianfelice Rocca di Tenaris e gli eredi dell’impero Luxottica fondato da Leonardo Del Vecchio.
La fotografia che emerge dalla classifica Forbes racconta una trasformazione profonda.
Se da un lato l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale stanno creando nuove fortune, dall’altro settori storici come l’industria alimentare, farmaceutica e manifatturiera continuano a produrre grandi patrimoni, soprattutto in Europa.
In questo scenario l’Italia rimane un caso interessante: un paese in cui convivono nuove ricchezze digitali e grandi dinastie industriali, con figure come Ferrero che dimostrano come anche un impero nato da una crema alle nocciole possa continuare a competere nell’era dell’intelligenza artificiale.
E mentre Elon Musk continua a macinare record su scala globale, dalle colline piemontesi arriva un promemoria importante: la ricchezza non nasce solo nei laboratori della Silicon Valley, ma anche nelle fabbriche che hanno fatto la storia dell’industria europea.
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