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22 Marzo 2026 - 15:02
Invisibili a occhio nudo, ma decisivi per il futuro dell’economia, della salute e dell’ambiente. Sono i microrganismi, e oggi in Italia ne sono stati mappati oltre 43.000 in quella che è già definita la più grande infrastruttura nazionale dedicata alle risorse microbiche.
Il traguardo è stato presentato all’Università di Torino durante il meeting finale del progetto SUS-MIRRI.IT, che ha consolidato e potenziato MIRRI-IT, il nodo italiano della rete europea MIRRI-ERIC.
Numeri da record raccontano la portata del progetto: oltre 43.000 ceppi microbici catalogati, più di 150 servizi scientifici avanzati, 29 istituzioni coinvolte e un investimento complessivo di circa 17 milioni di euro.
Non solo. La rete è stata rafforzata con 94 nuove strumentazioni scientifiche, 56 nuovi servizi di analisi e oltre 100 pubblicazioni scientifiche, confermandosi come un vero hub nazionale per la ricerca e l’innovazione.
Batteri, funghi, lieviti, microalghe e virus vegetali non sono solo oggetto di studio: rappresentano una risorsa chiave per agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare, salute e industria biotech.
Grazie a MIRRI-IT, università, centri di ricerca e imprese possono accedere a risorse biologiche uniche e servizi avanzati, accelerando lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche.
Il progetto ha anche un forte impatto umano e formativo: sono stati coinvolti oltre 50 tra ricercatori, tecnici e dottorandi, attivati 34 corsi di formazione avanzata e avviati 15 programmi di accesso ai laboratori, anche a livello internazionale.
Un investimento non solo in infrastrutture, ma anche in talento e nuove competenze.
Alla presentazione erano presenti istituzioni, enti di ricerca e rappresentanti del mondo produttivo, a conferma del ruolo strategico dell’iniziativa.
“MIRRI-IT è un acceleratore dell’innovazione”, ha sottolineato la rettrice Cristina Prandi, evidenziando come l’infrastruttura permetta a PMI, start-up e spin-off di ridurre tempi e costi della ricerca e portare più rapidamente innovazione sul mercato.
Anche a livello europeo il progetto è visto come un modello: una rete capace di unire qualità scientifica, open science e collaborazione con l’industria.
La sfida ora è guardare oltre i finanziamenti del PNRR. Dal confronto finale è emersa una visione chiara: le infrastrutture di ricerca come MIRRI-IT saranno centrali per costruire una bioeconomia basata sulla biodiversità microbica, rafforzando la collaborazione tra pubblico e privato.
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