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22 Marzo 2026 - 15:35
Foto tratte dal profilo Facebook di Libera Piemonte
Una città in movimento, un fiume di persone che attraversa le strade con un obiettivo comune: non dimenticare e continuare a lottare. Sono state migliaia le persone che oggi hanno partecipato a Torino al corteo promosso da Libera, in occasione della 31ª Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a trasformarsi in un momento collettivo di riflessione e responsabilità civile.

A guidare simbolicamente il corteo, le parole di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera:
“Siamo qui per camminare insieme, per costruire una memoria viva, capace di scuotere le coscienze. Le mafie esistono, cambiano forma, e proprio per questo dobbiamo essere ancora più presenti”.
Un messaggio chiaro, che richiama all’impegno quotidiano contro un fenomeno che, pur trasformandosi, resta radicato.
In prima linea, come sempre, i familiari delle vittime, cuore pulsante della manifestazione. Accanto a loro, numerosi rappresentanti delle istituzioni e della politica: il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, il leader della Cgil Maurizio Landini e Nicola Fratoianni.
Durante il corteo, tra musica e silenzi carichi di significato, sono stati letti ad alta voce i nomi delle vittime innocenti delle mafie, in un rituale che restituisce dignità e memoria a chi non c’è più.

“La partecipazione è un segnale di speranza”, ha sottolineato il magistrato Cesare Parodi, presidente dell’Anm. Un concetto ribadito anche da Giovanni Bombardieri, capo della Procura di Torino e della Direzione distrettuale antimafia: la lotta alla criminalità organizzata non può prescindere dall’impegno della società.
Vedere così tante persone insieme, ha spiegato, significa che cresce la consapevolezza del valore di questa battaglia.

Quella di Torino non è stata solo una commemorazione, ma una presa di posizione. Un modo per ribadire che la memoria non è passato, ma uno strumento attivo per costruire il futuro.
Perché ricordare le vittime significa anche scegliere da che parte stare. Ogni giorno.
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