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"Made in Italy" sotto pressione: 60 miliardi a rischio nelle aree delle crisi internazionali

CNA Piemonte lancia l’allarme: tra guerre, dazi e instabilità geopolitica, le PMI italiane devono anticipare per restare competitive

"Made in Italy" sotto pressione: 60 miliardi a rischio nelle aree delle crisi internazionali

Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI

CNA Piemonte richiama l’analisi diffusa da CNA nazionale sul valore dell’export italiano verso Paesi coinvolti, direttamente o indirettamente, nei conflitti armati e nelle aree di forte tensione geopolitica, che sfiora i 60 miliardi di euro. Un’area estremamente rilevante per il Made in Italy, che comprende Paesi dal Medio Oriente all’Est Europa e che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente, anche alla luce dell’ampliamento delle aree di crisi. Solo il Medio Oriente vale quasi 30 miliardi di euro di esportazioni italiane, di cui circa 10 miliardi riconducibili alle micro e piccole imprese.

A questi si aggiungono ulteriori flussi commerciali verso l’Estremo Oriente, per un valore stimato tra i 20 e i 30 miliardi di euro, che transitano attraverso aree strategiche oggi fortemente esposte a tensioni geopolitiche. Per un Paese come l’Italia, fortemente orientato all’export, i conflitti e le barriere commerciali rappresentano un fattore di rischio significativo, anche se il sistema produttivo ha dimostrato negli anni una forte capacità di adattamento e diversificazione.

Il caso della Russia è emblematico: l’export italiano è passato dai 7,7 miliardi del 2021 ai 3,7 miliardi più recenti, anche per effetto delle sanzioni, con un forte ridimensionamento del peso sul totale delle esportazioni. Al contrario, l’area del Golfo ha registrato una crescita significativa, arrivando a circa 29 miliardi di euro nel 2025, trainata in particolare dai settori della meccanica e della moda, seguiti dall’agroalimentare e dalle produzioni in metallo.

Le tensioni geopolitiche incidono anche su mercati non direttamente coinvolti nei conflitti, come la Turchia, e si intrecciano con altri fattori di instabilità, tra cui il tema dei dazi, che stanno già producendo segnali di rallentamento dell’export in alcuni comparti chiave.

A conferma di questo scenario, arriva anche la testimonianza diretta di chi opera quotidianamente sui mercati internazionali: «Da imprenditore attivo in Paesi come Iraq, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, vediamo ogni giorno mercati ad alto potenziale ma anche ad alta complessità. Gestire supply chain fragili, tempi logistici incerti e rischi geopolitici rende la programmazione degli investimenti sempre più difficile. Le imprese italiane sanno adattarsi, anche diversificando verso aree come il Golfo, ma questa capacità ha un costo in termini di risorse e rischio. Oggi non basta resistere: serve anticipare, con strumenti che supportino l’ingresso in nuovi mercati e aiutino le PMI a gestire l’incertezza», dichiara Marco Vicentini vice Presidente nazionale CNA.

«I dati confermano la straordinaria capacità delle nostre micro e piccole imprese di operare anche in contesti complessi – dichiara il Presidente CNA Piemonte Giovanni Genovesio – ma evidenziano allo stesso tempo quanto il sistema produttivo italiano sia esposto agli effetti delle tensioni internazionali. Il Medio Oriente rappresenta oggi un mercato strategico e un eventuale prolungamento dei conflitti rischia di avere ricadute significative sulle nostre filiere».

«È fondamentale – aggiunge il Segretario regionale CNA Piemonte Delio Zanzottera – accompagnare le imprese in questa fase con strumenti adeguati, rafforzando le politiche per l’internazionalizzazione e sostenendo la diversificazione dei mercati. In un contesto sempre più instabile, servono risposte rapide e coordinate per tutelarne la competitività».

Oggi, infatti, non si tratta più solo di resistere, ma di anticipare. Servono strumenti più efficaci per leggere in anticipo i rischi geopolitici, supportare l’ingresso in nuovi mercati e accompagnare le PMI con competenze e strumenti finanziari adeguati. Perché l’internazionalizzazione non è più soltanto una leva di crescita, ma una leva di gestione del rischio. In uno scenario globale così complesso, non può essere una sfida lasciata solo agli imprenditori: è necessario un sistema Paese capace di accompagnare concretamente questo percorso. Esportare non significa solo crescere, ma saper gestire l’incertezza. Senza un supporto strutturale, il rischio è che la competitività delle PMI dipenda sempre più dalla geopolitica e sempre meno dal loro reale valore.

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