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25 Marzo 2026 - 09:48
Da oggi il cantautorato italiano può dirsi orfano. Una figura come quella di Gino Paoli era talmente significativa, storicamente ed artisticamente, che è difficile persino inquadrarla, raccontarla, incasellarla in uno dei tanti possibili punti di vista.
La chiave storica, di un artista fondamentale per il secondo dopoguerra italiano. Quella di costume, per un personaggio inafferrabile, libero, dalla vita privata complessa. Quella artistica, di un cantautore che fu tra i pesi massimi della canzone italiana, capostipite della scuola genovese. Quella politica, per un uomo che ha ricoperto anche la carica di presidente della Società Italiana Autori ed Editori, ed è stato deputato ed ha ricoperto altri ruoli pubblici.
Senza dubbio Paoli è stato la voce e la penna italiana che ha saputo fotografare lo spirito degli anni Sessanta, o, forse ancora meglio, lo spirito di quegli anni si è modellato sui sogni del cantautore, dal cielo scoperto nel soffitto di una stanza al sapore di sale che parla di amori estivi, del sogno delle vacanze per tutti, di un benessere che dopo anni di privazioni sembrava finalmente all'orizzonte.
Paoli visse da protagonista uno dei nuclei più singolari e più straordinari della canzone italiana: Genova, che si affiancò a Roma e Milano come patria della musica, con una leva di artisti di eccezionale valore. Lauzi, De Andrè, Tenco, Bindi, per citarne alcuni, ma poi ci sono due nomi che spesso restano un po' in secondo piano almeno dal punto di vista mediatico, ma che furono decisivi, un perno fondamentale per i percorsi artistici di tutti: i fratelli Gianfranco e Gian Piero Reverberi. Formidabili musicisti e arrangiatori, che vestirono l'identità di quel mondo musicale e favorirono audizioni e strade artistiche del cantautorato genovese.
La carriera di Gino Paoli ha saputo attraversare mezzo secolo di canzone, arrivando fino ai giorni nostri. Tra le altre cose, fu al fianco di un esordiente Lucio Dalla, che faticava ad affermarsi, intuendone il talento cristallino. E negli ultimi anni effettuò alcune incursioni nel jazz, con "Milestones" e un incontro in jazz, insieme a un all star di jazzisti di primo piano: Roberto Gatto, Flavio Boltro, Danilo Rea, Enrico Rava, Rosario Bonaccorso. Nel 2021 un exploit ancora più sorprendente: un disco insieme ai Funk Off, forse la più nota marching band d'Italia, che dimostrò come anche un'orchestra di ottoni poteva vestire con gusto, groove e leggerezza brani che avevano vissuto di un respiro sinfonico, di una leggerezza e spesso anche di un minimalismo sottile.
Gli ammiratori di Gino Paoli ne conosceranno il canzoniere in ogni angolo, come se fosse l'armadio di casa, sapendo dove trovare chicche sorprendenti e perle nascoste. Per tutti gli altri, Paoli è un pianosequenza di Antonio Petrangeli o di Dino Risi, la scena di una commedia amara di Giuseppe Patroni Griffi. Il mare in lontananza, una tenda appena scostata dal vento e la malinconica quiete di un amore estivo. Oppure la canicola di un pomeriggio trascorso in spiaggia a fantasticare sotto l'ombrellone, mentre la "bianchina" si arroventa al sole nel parcheggio. Il sogno di un'Italia che guardava al futuro con paura e con fiducia.
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