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«Il nostro sogno? Trasformare il nostro paese nel paradiso delle dalie»

Il progetto di una famiglia di Paroldo che vuole convertire fiori, terra e passione in una nuova occasione per il borgo dell'Alta Langa

«Il nostro sogno? Trasformare il nostro paese nel paradiso delle dalie»

Quasi due anni fa a Paroldo iniziava un piccolo progetto agricolo che è destinato non solo a consolidarsi ma anche ad espandersi e che vede protagonista un fiore molto affascinante: la dalia.

Una singolare, quanto romantica e geniale intuizione di Maurizio Luciano, cebano di nascita, ma paroledese da una ventina d’anni, amante della natura e dell’agricoltura.

 

 

Come è nata l’idea di piantare dalie? Perché proprio questo fiore?

Quando ci siamo trasferiti a Paroldo diciotto anni fa avevamo già in testa un’idea, forse ancora vaga: fare poesia con la terra. Abbiamo scelto questo posto perché è incontaminato, autentico, lontano da tutto e avere tanta terra a disposizione ci attraeva molto. Ma non volevamo farne un uso intensivo. Negli anni abbiamo cercato qualcosa che unisse queste due esigenze: rispettare il luogo e al tempo stesso dargli un senso produttivo.

L’idea delle dalie è venuta da mia moglie. E quando l’ha proposta, qualcosa ha risuonato subito forse perché mia mamma ha sempre coltivato il suo giardino con un amore che da bambino ho respirato senza rendermene conto, e che adesso ritrovo in questo progetto.

All’inizio ero comunque scettico, pensavo: “I fiori sono di tutti, basta raccoglierli”. Poi ho iniziato a documentarmi e ho trovato un dato che mi ha aperto gli occhi: il 70% dei fiori recisi venduti in Italia arriva dall’estero dopo un viaggio medio di 36 ore, coltivati con una grande quantità di prodotti chimici. Lì ho capito che c’era spazio per fare qualcosa di importante.

Abbiamo scelto la dalia perché è straordinaria e umile allo stesso tempo, è il fiore del giardino della nonna, quello che tutti riconoscono, ma che sa sorprenderti ogni volta: forme e colori completamente diversi a seconda della varietà, una fioritura generosa da giugno a ottobre, e perfetta da coltivare senza chimica, nel rispetto della terra che avevamo scelto proprio per questo.

 

 

 

Il progetto di semina come si è sviluppato fino ad oggi e cosa prevede per il futuro?

 
Abbiamo iniziato nel 2024 con una prima piccola sperimentazione in campo, qui a Paroldo, dove la nostra famiglia possiede circa tre ettari di terreno. È stato un anno di apprendimento. Abbiamo studiato le tecniche migliori, parlato con chi già lo faceva in altre zone del Piemonte, e raccolto i primi risultati.

Lo scorso anno abbiamo già raddoppiato la coltivazione rispetto alla stagione precedente e quest’anno, chissà. In parallelo stiamo sviluppando anche un’idea per un concime biologico. L’obiettivo per il futuro è ampliare la coltivazione, costruire un’offerta di esperienze dalla raccolta in campo ai workshop di composizione floreale.

 

Siete soddisfatti dei risultati del primo anno?

Sì, siamo soddisfatti, ma con i piedi per terra. È stato soprattutto un anno di conferme: abbiamo visto che le dalie crescono bene qui, che le persone rispondono con entusiasmo all’idea, e che il territorio ha davvero qualcosa da offrire in questa direzione.

 

 

Paroldo potrebbe diventare o avere un “borgo delle dalie”?

È esattamente il sogno che ci guida. Abbiamo avuto vicino a noi un esempio bellissimo: Sale San Giovanni, che con la lavanda è riuscita ad attirare migliaia di visitatori. Un’idea semplice, realizzata con coerenza e passione, può trasformare un luogo.
Paroldo è un borgo autentico, lontano dai grandi circuiti turistici delle Langhe e forse è proprio questo il suo valore. Le dalie, con la loro varietà infinita di colori e forme e la lunga fioritura estiva, possono diventare una scenografia naturale capace di raccontare questo territorio in modo nuovo. Non vogliamo imitare nessuno. Vogliamo costruire qualcosa che sia davvero nostro, qualcosa che dia benessere alle persone che vivono, amano e scoprono questo angolo di Alta Langa.

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