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Tra passione e imprudenza, cresce l’attrazione per la montagna… ma il prezzo può essere altissimo

Il richiamo delle Terre Alte conquista sempre più appassionati, ma l’aumento di interventi, incidenti e vittime impone una nuova cultura della prevenzione

Tra passione e imprudenza, cresce l’attrazione per la montagna… ma il prezzo può essere altissimo

Foto d'archivio. Soccorso Alpino e Speleologico Piemonte

Si parla ormai da alcuni anni, tanto nei convegni quanto nella letteratura e negli studi di settore, di “ritorno alla montagna”. Se da un lato l’attrazione esercitata dalle Terre Alte fatica a trovarsi nella residenzialità e nei nuovi abitanti, dall’altro il fascino alpino e appenninico diventa più tangibile nella frequentazione sportiva e del tempo libero. Non solo, e non tanto, nei numeri turistici registrati dalle strutture ricettive, quanto nel report annuale del 2025 pubblicato pochi giorni fa dal Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico.

Una relazione che fotografa un’attività sempre più intensa e complessa con quasi 205 mila ore/uomo impiegate e oltre 46 mila soccorritori coinvolti nel corso dell’intera annualità. Più di tredicimila le missioni compiute (il numero più alto mai registrato nella storia) con un incremento dell’8% rispetto al 2024, con una analoga crescita delle vittime (528 in totale, + 13% rispetto al 2024), dei feriti (9.624), degli illesi (4.231) e delle persone disperse (140).

 

 

Dati che suggerirebbero, dunque, la probabile sottovalutazione dei rischi e l’inadeguatezza della preparazione, confermate anche dalle cronache giornalistiche estive e invernali. Gran parte degli interventi sarebbe legata all’escursionismo (43%), alla mountain bike (7,6%), allo sci (7,4%) e all’alpinismo (5,2%), con una probabile tendenza alla fruizione sportiva da parte dei non esperti.

Picco temporale, infine, concentrato nei mesi estivi (con il solo mese di agosto che pesa per il 18%), con una maggiore propensione all’utilizzo dell’applicazione GeoResQ, sviluppata dal CNSAS e dal Club Alpino Italiano.

Ed è proprio al CAI che occorrerebbe forse guardare per la futura prevenzione del rischio: accanto alle semplici scuole di arrampicata o di avvicinamento alla montagna, infatti, lo storico sodalizio nato nel 1863 per volere di Quintino Sella dovrebbe tornare ad esercitare un’azione di sensibilizzazione ed educazione pubblica, fondamentale per accrescere la consapevolezza di sé stessi e dei pericoli esogeni.

 

articolo a cura di GABRIELE GALLO

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