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09 Aprile 2026 - 06:00
Un recente contributo, pubblicato nella collana “Studi di Paletnologia” del bollettino di Paletnologia italiana, porta nuova luce su un interessante sito di arte rupestre situato nelle Alpi Liguri, nel territorio di Garessio.
Lo studio, firmato da Andrea Arcà, Fabio Negrino e Sergio G. Lerma, è dedicato alla roccia incisa TNR.RNT1, collocata all’interno del “Riparo degli Oranti”, un grande riparo sottoroccia situato a circa 930 metri di quota, sul versante sinistro della Val Tanaro. Il riparo è ciò che resta di una grotta crollata in seguito all’arretramento del versante, e oggi forma una terrazza naturale ai piedi di una falesia di calcare triassico.
Il nome del sito, “Riparo degli Oranti”, è importante: alcune delle figure antropomorfe incise presentano infatti le braccia sollevate verso l’alto, una postura che ricorda il gesto dell’orante, diffuso in molte tradizioni antiche come simbolo di invocazione o di preghiera. È un tipo di rappresentazione noto anche in altri contesti di arte rupestre alpina, e spesso associato a luoghi o scene di carattere rituale.

Torniamo all’articolo. L’area presenta due settori principali: nel settore A si trovano numerose coppelle e canaletti profondi, distribuiti su due superfici quasi piane; il settore B, invece, ospita incisioni figurative realizzate con tecnica a picchiettatura.
La documentazione del sito è stata effettuata utilizzando metodologie avanzate di rilievo, tra cui la realizzazione di una planimetria automatica a curve di livello, derivata da un modello digitale di elevazione e il rilievo iconografico per trasparenza a contatto. Le incisioni sono state catalogate mediante “RARO - RockArt RecOrder”, un’applicazione di database sviluppata per la documentazione dell’arte rupestre.
Il confronto stilistico con il vasto complesso petroglifico della Valcamonica e della Valtellina, insieme alle relazioni di sovrapposizione tra le figure, suggerisce una lunga frequentazione del sito: gli antropomorfi sarebbero attribuibili alla prima Età del ferro, le coppelle alla tarda Età del ferro, mentre le croci potrebbero risalire al tardo Medioevo o all’Età moderna.
Il sito presenta anche alcune particolarità interessanti: nel settore B, le incisioni sono state realizzate su una superficie di placca stalagmitica, mentre nel settore con le coppelle sembrano essere stati predisposti piani ortogonali lavorati intenzionalmente.
Questi elementi potrebbero indicare un uso rituale delle cavità, forse legato alla deposizione di offerte. Non si può, inoltre, escludere una possible funzione confinaria del luogo: a meno di venti metri dal riparo passa, infatti, il confine comunale tra Garessio e Ormea.
Il sito presenta anche un interessante legame con il mondo della speleologia. Le incisioni figurative del settore B sono, infatti, realizzate su una placca stalagmitica, una superficie di calcite formata dal lento deposito di carbonato di calcio dovuto al gocciolamento dell’acqua nella cavità originaria. Questo significa che prima si è formata la concrezione e solo successivamente la superficie è stata utilizzata per incidere le figure. In linea teorica, la datazione della calcite potrebbe fornire anche un limite cronologico per le incisioni stesse.
Non è così comune trovare incisioni su calcite stalagmitica, perché significa che la cavità era attiva dal punto di vista carsico (gocciolamento e concrezioni), la placca di calcite si è formata prima delle incisioni e gli incisori hanno scelto proprio quella superficie… chissà, forse come superficie “speciale”, e sicuramente più chiara e liscia del calcare.
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