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Michael Jackson, il prezzo brutale del mito: il Re del Pop che conquistò tutto e perse se stesso torna a vivere sul grande schermo

Da bambino prodigio dei Jackson 5 al mito di Thriller, “Michael” racconta gloria, ferite e il genio dietro la leggenda

Michael Jackson, il prezzo brutale del mito: il Re del Pop che conquistò tutto e perse se stesso torna a vivere sul grande schermo

L’attesa è finita e promette scintille. “Michael”, il biopic dedicato a Michael Jackson, arriva come uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno e punta a fare molto più che raccontare una star: vuole riportare in vita una leggenda.

Diretto da Antoine Fuqua e interpretato da Jafaar Jackson, nipote del Re del Pop e sorprendente per somiglianza, carisma e movenze, il film ripercorre l’ascesa straordinaria di un artista che ha rivoluzionato la musica mondiale.

Non solo un film musicale, ma un viaggio dentro il mito.

 

Dai primi passi nei Jackson 5 fino all’esplosione planetaria di Thriller, passando per i riflettori, la disciplina feroce imposta dal padre Joe, le ferite di un’infanzia rubata e quella fame di perfezione che ha reso Michael unico.

Il racconto parte da Gary, Indiana, dove un bambino di appena otto anni scopre di avere una voce fuori dal comune, ma anche di dover pagare un prezzo altissimo per il talento.

Sul palco il successo cresce. Dietro le quinte si accumulano paure, solitudine e sogni mai vissuti.

È qui che il film prova a fare qualcosa di più di una celebrazione: mostrare il contrasto tra il performer abbagliante e l’uomo fragile.

Il passaggio alla carriera solista, con Off the Wall, segna la svolta. Poi arriva il colpo che cambia tutto: Thriller.

Non solo un album, ma un fenomeno culturale.
“Billie Jean”, “Beat It”, “Human Nature”, e soprattutto la title track che ha ridefinito il pop.

Il film trasforma questa scalata in uno spettacolo visivo fatto di coreografie, energia e ricostruzioni mozzafiato, fino al trionfo di Wembley, davanti a 72mila spettatori.

Ma dietro il luccichio resta una malinconia che attraversa tutto il racconto.

Lo sceneggiatore John Logan ha spiegato di aver voluto raccontare non solo i successi, ma il percorso interiore dell’artista: «Ogni canzone e ogni performance dovevano accompagnare Michael nel suo viaggio umano».

Ed è proprio questo il cuore del film.

 

 

Non solo il mito. Ma il bambino che cercava ancora la sua Isola che non c’è.

Tra atmosfere anni Ottanta, costumi iconici, grandi interpretazioni e sequenze musicali trascinanti, “Michael” si presenta come un’opera popolare e spettacolare, capace di far battere il piede in sala e, allo stesso tempo, lasciare addosso una certa nostalgia.

A rendere il tutto ancora più potente sono le interpretazioni di Jafaar Jackson, rivelazione assoluta, e Colman Domingo, intenso nel ruolo del padre Joe.

Prodotto da Graham King, già dietro il successo di Bohemian Rhapsody, il film sembra avere tutti gli ingredienti per diventare un nuovo cult.

Per i fan è un evento.
Per chi ama il cinema musicale, un viaggio dentro una leggenda.

E per tutti gli altri, forse, il modo migliore per capire perché Michael Jackson non è stato soltanto una popstar.

È stato un’epoca.

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