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Sempre più minori cadono nelle trappola dell’azzardo: sai davvero cosa fa tuo figlio quando gioca online?

NUMERI ALLARMANTI. In Italia sempre più adolescenti si avvicinano all’azzardo online, tra controlli aggirati, segnali difficili da riconoscere e famiglie chiamate a intervenire prima che il problema diventi dipendenza.

Sempre più minori cadono nelle trappola dell’azzardo: sai davvero cosa fa tuo figlio quando gioca online?

La ludopatia minorile non è più un fenomeno marginale. Secondo i dati raccolti da “giocoresponsabile.info” (Associazione no-profit nata con l’obiettivo di promuovere una cultura di gioco consapevole e responsabile), in Italia il quadro è ormai da allarme sociale: il 44,8% dei ragazzi italiani di 15-16 anni ha giocato d’azzardo negli ultimi dodici mesi, contro una media europea del 22,5% e una media globale under 18 del 18%. Di fatto l’Italia risulta prima in Europa per diffusione del gioco d’azzardo tra gli adolescenti, con un divario molto netto rispetto agli altri Paesi.

 

Un adolescente su 2 ha giocato d’azzardo nel 2025

 
Il dato generale è ancora più forte: tra i 15 e i 19 anni, il 53% avrebbe giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno, mentre tra i 14 e i 17 anni si stimano 90.000 minorenni giocatori problematici. Il gioco online tra i minori sarebbe raddoppiato dal 2018 al 2024, passando dal 20% al 40%, in un contesto in cui la raccolta complessiva del gioco d’azzardo in Italia ha toccato i 164,6 miliardi di euro nel 2025.

 

 

 

Il rischio del web

 
Oggi il problema non è più soltanto il casinò o la sala slot, ma soprattutto l’ambiente digitale. Il “vero terreno di gioco”, è quello online, dove il confine tra videogioco e azzardo diventa sempre più sottile. In questo scenario spiccano le “loot box”: paghi (con soldi veri) per aprire un pacco a sorpresa dentro un videogioco. Non sai cosa troverai. Potresti ottenere qualcosa di raro e prezioso, oppure nulla di utile. Funziona esattamente come una slot machine, con la stessa scarica di dopamina e la stessa voglia di “ritentare ancora una volta”. Solo che è nascosta dentro FIFA, Fortnite o Call of Duty.

Fondamentale il ruolo di streamer e influencer che mostrano vincite in diretta su Twitch o YouTube, oltre ai gruppi Telegram che promettono sistemi infallibili per vincere, contribuendo a normalizzare il fenomeno e a trasformarlo in una possibile porta d’ingresso verso la dipendenza.

 

 

Regole che si possono aggirare

 
Un altro passaggio centrale riguarda la domanda che molti adulti si fanno: come fa un minore a giocare online, nonostante i divieti? La risposta è netta: i controlli esistono, ma vengono aggirati con facilità. Tra le modalità compaiono account prestati da fratelli, cugini o genitori ignari, l’uso di piattaforme non regolamentate con licenze offshore, il ricorso a VPN per mascherare identità e posizione, oltre a “gift card”, criptovalute e ricariche tramite terze persone. Se un ragazzo è motivato, le barriere tecniche non bastano; la protezione reale passa soprattutto dalla vigilanza adulta.

 

  

Tanti i fattori di rischio

 
I fattori di rischio che possono aumentare in modo molto consistente la vulnerabilità di un adolescente sono molteplici. Il primo è il fattore familiare: se uno o entrambi i genitori giocano, il rischio raddoppia, perché il gioco viene percepito come un comportamento normale dell’età adulta. Il secondo è il fattore economico: in un contesto di reddito basso o vicino alla soglia di povertà, l’azzardo può essere vissuto dal ragazzo come una possibile via d’uscita. Il terzo è il fattore educativo, cioè una scarsa educazione finanziaria e una limitata comprensione del valore reale del denaro. Un ragazzo che ricade in tutte e tre queste categorie può avere una probabilità circa otto volte superiore di sviluppare una dipendenza rispetto a un coetaneo che gioca per noia o per sfida.

 

Segnali da non ignorare

 
Non meno importante è il capitolo dedicato ai segnali da non ignorare. La dipendenza non arriva all’improvviso, ma si manifesta attraverso campanelli d’allarme che spesso i genitori vedono senza collegarli subito al gioco. Tra questi, sbalzi d’umore inspiegabili, con alternanza tra euforia e irritabilità, isolamento, richieste di denaro frequenti e poco chiare, sparizione di piccoli oggetti di valore in casa e calo del rendimento scolastico, dovuto a una difficoltà crescente di concentrazione. Nessuno di questi segnali, preso singolarmente, equivale a una diagnosi, ma la presenza di due o tre elementi insieme dovrebbe spingere l’adulto ad aprire un confronto.

 

 

Come raffrontarsi con il proprio figlio

 
C’è poi un aspetto particolarmente delicato: un figlio difficilmente parlerà di queste tematiche o problematiche con i genitori. Non tanto per mancanza di fiducia, quanto per vergogna. Per questo aspettare una confessione spontanea è spesso inutile: l’iniziativa deve partire dal genitore. Quando il problema emerge, molto spesso ci sono già soldi persi o piccoli debiti, anche con amici o contatti online. Da qui il consiglio di controllare periodicamente estratti conto, spese in-app e movimenti su eventuali wallet digitali, interpretando questa verifica non come invasione della privacy ma come forma di prevenzione verso un minorenne.

L’approccio giudicante o lo scontro frontale raramente funzionano. Meglio partire da una curiosità non giudicante, ad esempio introducendo il tema attraverso i videogiochi, le “loot box” o un cambiamento osservato nel comportamento quotidiano. L’obiettivo non è ottenere subito una confessione, ma far percepire al ragazzo che l’adulto non è lì per punire, bensì per aiutarlo a uscire da una situazione che può diventare un labirinto.

 

Realtà in crescita

 
Il quadro che emerge dall’analisi di “Giocaresponsabile” è chiaro: la ludopatia minorile in Italia è una realtà in crescita, alimentata dalla diffusione del digitale, dalla facilità con cui si aggirano i controlli e da una sottovalutazione culturale del problema. Ed è proprio questo, forse, il dato più inquietante: il gioco d’azzardo tra i minori non si presenta più con i tratti visibili del passato, ma entra nelle case attraverso smartphone, app, videogiochi e piattaforme online, diventando molto più difficile da riconoscere in tempo.

 

 

A chi rivolgersi

 
Quando la dipendenza è conclamata, il “fai da te” familiare non basta. E non deve bastare: non è un fallimento chiedere aiuto.
SerD (Servizi per le Dipendenze): strutture pubbliche dell’ASL, gratuite e riservate. Hanno équipe con psicologi ed educatori specializzati, anche in relazioni a patologie derivanti dal gioco d’azzardo.
Numero Verde Nazionale per il contrasto al Gioco d’Azzardo: 800 558822 (gratuito, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità).
Il gioco d’azzardo tra i minori non è semplicemente un problema di qualche famiglia sfortunata.

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