C’è un Piemonte che si legge, si assapora e si riscopre. E dentro questo racconto la Granda ha un ruolo da protagonista.
È uscito in questi giorni il Dizionario Enogastronomico Piemontese, monumentale lavoro firmato dal giornalista Piero Abrate, un’opera unica che raccoglie 2.000 voci e prova a fare qualcosa di ambizioso: mettere in ordine l’anima gastronomica di una regione che ha fatto del buon cibo una cultura.
Ma per il territorio cuneese c’è qualcosa in più: la Granda è una delle grandi protagoniste del volume, con ampio spazio dedicato alle sue eccellenze, ai prodotti simbolo, ai vini, alle produzioni casearie, ai locali storici e ai personaggi che nei secoli hanno costruito l’identità della sua cucina.

Non un semplice libro. Una vera enciclopedia del gusto.
Dai grandi formaggi ai vini iconici, dai piatti della tradizione contadina agli eventi che promuovono il territorio, il volume attraversa un patrimonio straordinario fatto di sapori, storie e memoria.
Ci sono le 345 specialità agroalimentari tradizionali riconosciute, i grandi vini DOCG di cui il Piemonte è leader nazionale, i formaggi – addirittura più numerosi, per tipologie, dell’intera Francia – ma anche caffè storici, salumifici, gastronomie, pasticcerie, sagre, percorsi e personaggi dimenticati da riscoprire.
E dentro questo mosaico la provincia di Cuneo brilla.
Dalle valli alpine alle Langhe, dai grandi prodotti simbolo alle cucine di borgo, la Granda emerge come cuore pulsante di un patrimonio che non è solo gastronomico, ma identitario.
Come scrive Paolo Barosso nella prefazione, il volume rappresenta «un immenso bagaglio di cultura immateriale che esprime l’anima di un territorio saldamente ancorato alle proprie radici».
Un’opera nata da anni di ricerche sul campo, incontri e scoperte. Lo stesso Abrate racconta di aver trovato, voce dopo voce, storie di cui lui stesso ignorava l’esistenza.
Ed è forse questo il fascino più grande del progetto: non celebra solo ciò che conosciamo, ma riporta alla luce tesori nascosti.
Tra le curiosità ci sono il cioccolatiere che nel Seicento ottenne la prima licenza per il cacao a Torino, l’inventore della finanziera, i caffè frequentati da Nietzsche, Dumas, Puccini e Calvino, i biscotti delle cucine di cascina, i salumi delle valli e le acque minerali di 71 fonti alpine.
Un viaggio che passa dalla corte sabauda alle tavole popolari, dalle De.Co. dei piccoli comuni alle grandi eccellenze che hanno reso il Piemonte una potenza del gusto.
E in questo viaggio la Granda non è comprimaria, è protagonista assoluta.
Per chi ama il territorio, il cibo, la storia e le radici, questo dizionario è molto più di un volume da sfogliare.
È un atlante sentimentale del Piemonte da gustare pagina dopo pagina.

Piero Abrate, Dizionario Enogastronomico Piemontese, Torino, Ipogeo Edizioni, 2026, pg. 320,
euro 17,90 (copertina flessibile), euro 25,90 (copertina rigida)