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Cracco scuote il mondo del vino: “Prezzi più bassi o la gente smette di bere”

In un’intervista a Repubblica lo chef lancia un messaggio chiaro: il vino deve tornare accessibile, comprensibile e vicino alle persone, soprattutto ai giovani

Cracco scuote il mondo del vino: “Prezzi più bassi o la gente smette di bere”

Carlo Cracco a Prato Nevoso

Il vino non può diventare un lusso per pochi. A dirlo, senza troppi giri di parole, è Carlo Cracco, che in un’intervista a Repubblica firmata da Lara Loreti affronta uno dei temi più caldi del momento: il calo dei consumi e la difficoltà del settore vitivinicolo nel riconquistare pubblico.

Secondo lo chef, la crisi del vino va affrontata anche partendo da un punto molto concreto: il prezzo. Cantine, ristoratori e locali devono trovare un nuovo equilibrio, perché se i costi salgono troppo e i ricarichi diventano eccessivi, alla fine il cliente rinuncia.

Cracco non invita a bere di più, ma a bere meglio. Il suo ragionamento è semplice e diretto: meglio un buon bicchiere, scelto con consapevolezza, che una quantità maggiore di vino senza identità. Il vino, spiega, non va raccontato solo come alcol, ma come prodotto della terra, cultura, tradizione e storia.

Il tema diventa ancora più importante quando si parla di giovani. Per avvicinarli al vino, secondo Cracco, non servono formule complicate o linguaggi da esperti, ma un racconto più chiaro e sincero: spiegare cosa c’è dietro una bottiglia, la pazienza della vigna, il territorio, le differenze tra un vitigno e l’altro.

Nell’intervista a Repubblica, lo chef parla anche della sua esperienza da produttore con VistaMare, azienda agricola a Santarcangelo di Romagna portata avanti insieme alla moglie Rosa Fanti. Un progetto che unisce vino, cucina, ospitalità e territorio, con l’obiettivo di valorizzare prodotti autentici e offerte riconoscibili.

Per Cracco anche il cibo può aiutare il vino a ritrovare spazio. Lo street food di qualità, ad esempio, può diventare una strada interessante, purché resti legato al territorio e non venga confuso con il cibo spazzatura.

Sul fronte dell’alta cucina, invece, lo chef respinge l’idea che il fine dining sia in crisi. Piuttosto, sostiene, deve evolversi con i tempi, restando una forma di artigianato contemporaneo capace di sottrarsi all’omologazione.

Ma il messaggio più forte resta quello sul vino: per farlo tornare vicino alle persone bisogna renderlo meno distante, meno elitario, più raccontato e soprattutto più accessibile.

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