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27 Novembre 2025 - 06:52
Mondovì ha un problema. Un problema da quattro milioni di euro. Forse, addirittura cinque. È il costo – enorme – della revisione generale ventennale della funicolare che andrà fatta nel 2026.
Ne abbiamo già scritto diverse volte, ma ci torniamo ancora. E lo facciamo principalmente per tre motivi. Primo: perché la prossima settimana, la sera del 28 novembre, il Comune di Mondovì dovrà ufficialmente mettere alla voce “elenco opere pubbliche” la cifra stimata per questo mega, mega intervento.
Secondo: perché la spesa potrebbe essere ancora più grande del previsto… e si cercano soluzioni. E terzo: perché, incredibilmente, questo tema sembra… poco percepito dalla cittadinanza. Nonostante sia una “tegola” gigantesca per i conti pubblici. Tanto che non è “esagerato” scrivere che, se non si troverà una quadra, ne va del futuro della “fune”.
Cerchiamo di spiegare bene qual è il punto. Quando leggiamo il termine “revisione”, molti di noi potrebbero pensare a qualcosa di simile alla manutenzione che si fa per un’automobile. Ovvero: controllare l’impianto, verificare che tutto sia funzionale e in regola, capire se c’è qualcosa che non va ed eventualmente sostituire ciò che si è usurato. Ma per la funicolare si tratta di qualcosa di molto diverso.
La revisione è un passaggio obbligatorio per legge, dopo 20 anni di attività dell’impianto. La funicolare di Mondovì è stata aperta nel 2006. L’Ente che segue questa procedura è ANSFISA (ex USTIF), l’Agenzia del Ministero delle infrastrutture e trasporti che si occupa di tutti gli impianti su rotaia e a fune. La funicolare di Mondovì, di fatto, è… una via di mezzo fra le due cose. Questa revisione non consiste in una verifica dello stato di usura dell’impianto: è, al contrario, una procedura che prevede di andare a sostituire la quasi totalità delle componenti elettriche-elettroniche e di quelle meccaniche.
In poche parole: la funicolare di Mondovì dovrà restare ferma per mesi (cinque? Sei?), dovrà essere smontata quasi pezzo per pezzo per sostituire tutte le componenti “che la fanno funzionare”. Questo “piano di sostituzione”, visti i prezzi, porta il costo complessivo a una cifra che potrebbe aggirarsi attorno ai 4 milioni di euro, forse anche di più. Anche perché l’intervento è reso ulteriormente complesso a causa della collocazione. La funicolare di Mondovì è un impianto che ha la sala macchine e le stazioni inserite in locali storici: lavorare in queste condizioni e contesti richiederà una serie di accorgimenti e procedure difficili.
Tutto questo, per concludere, allo scopo di mantenere l’impianto sicuro al 100%. Esattamente come avviene per le revisioni annuali, quella quinquennale e quella decennale, tutte svolte con regolarità. Questa, però, sarà più grande, più completa, più approfondita. E più onerosa.
Dal momento che non si tratta di un controllo per verificare lo stato di usura (ed eventualmente sostituire i pezzi “ammalorati”), ma di una procedura prevista per legge, è evidente che questa mega-revisione non è… un fulmine a ciel sereno. Anzi: è da 20 anni che si sapeva che sarebbe stata necessaria.
Era prevista fin dall’inizio. Un vero peccato, allora, che nessuna Amministrazione comunale precedente abbia pensato a mettere da parte una serie di somme, anno per anno, per questo enorme lavoro. Il sindaco lo aveva già accennato, qualche mese fa: «Non c’è un solo euro accantonato». Un “semplice” stanziamento di 50 mila euro all’anno, per 20 anni, consentirebbe almeno di avere 1 milione di euro in cassa. Se è pur vero che ogni Amministrazione ha dovuto far conto con le manutenzioni annuali, quinquennali e con quella decennale (e questo non va dimenticato né negato)… è altrettanto vero che qua siamo davanti a un lavoro che era prevedibile e previsto. Il sindaco, su questo punto, non vuole alzare polemiche: «A forza di guardare indietro viene il torcicollo, e col torcicollo non si va da nessuna parte – ci risponde –, per cui da me non sentirete alcuna lamentela nei confronti delle Amministrazioni che hanno preceduto la mia. Ognuna di esse, dal 2006, ha sostenuto i costi delle varie revisioni parziali che si sono susseguite. È chiaro, però, che dobbiamo far fronte a quasi 5 milioni di euro di intervento e quindi dobbiamo trovare una soluzione». Quale?
La cifra prevista, come detto, è enorme: l’ultima previsione era di 3,7 milioni di euro… che però, conti alla mano, potrebbero salire fino a 4 o 5. Il Comune non può esporsi fino a quel punto con un mutuo. E dal momento che le opere pubbliche vanno finanziate... Come si fa a trovare una somma del genere?
La speranza sta nella Legge di Bilancio 2026 che andrà in discussione alle Camere. E qui entra in gioco un “monumentale” lavoro politico, di contatti e relazioni, che sta conducendo il sindaco Luca Robaldo. Ci sono due emendamenti, presentati da Forza Italia, che aprono una speranza. A supportarli ci sono nomi… significativi, almeno per FI Piemonte. Si chiamano Enrico Costa, Alberto Cirio, Roberto Rosso.
Il primo emendamento propone lo stanziamento di 5 milioni di euro da Roma a Mondovì espressamente per la revisione ventennale della funicolare. Il secondo apre la possibilità di una proroga per la scadenza. Non è detto che passino, anzi: l’iter è molto complesso.
Dovranno innanzitutto essere giudicati “di primario interesse” per passare la prima scrematura (fra migliaia di emendamenti), poi andranno approvati – prima al Senato e poi alla Camera – nel “pacchetto” del maxi-emendamento. Robaldo: «Abbiamo valutato una serie di percorsi utili a sostenere l’investimento previsto per la revisione ventennale. Uno di questi, che condividiamo con altri Comuni, è quello di rivolgerci al Parlamento affinché queste esigenze vengano riconosciute nella Legge di Bilancio. Sono grato all’on. Costa che sta seguendo questo percorso, così come al presidente della Regione Cirio che si è interessato ed al sen. Rosso che se ne stanno occupando. Nei prossimi giorni coinvolgeremo altri Comuni interessati dalla medesima necessità ed i rappresentanti di tutte le forze politiche. Ripeto: non è l’unica strada, le altre valutazioni che stiamo svolgendo ci consentono di guardare con fiducia al futuro». Quindi… c’è speranza? Robaldo chiosa: «Ho detto “fiducia”. Che non va confusa con “certezza”».
In tutto questo, c’è un dato di fatto di cui bisogna – amaramente – tenere conto: la funicolare di Mondovì, prima ancora di essere un’attrazione turistica, è un mezzo di trasporto. Lo è anche dal punto di vista normativo. Ma è un mezzo di trasporto che, da sempre, viaggia in perdita. Trattandosi di un “servizio pubblico”, come tutti i trasporti, il bilancio finale viene sostenuto coi fondi pubblici.
Il costo del biglietto è stato oggetto per anni di polemiche e dibattiti: ma l’utenza locale, al netto di quella studentesca (concentrata nei giorni di scuola e nelle fasce orarie di ingresso e uscita), non è… il massimo. Un dato: su 10 mila famiglie residenti in città, una su quattro ha fatto richiesta della tessera “BIP” che consente di utilizzare la fune con la tariffa agevolata per residenti.
Tutto questo… è un male? Dipende: è un servizio pubblico… e i servizi pubblici non devono necessariamente essere “in attivo”. Ma la città fino a che punto è cosciente di questa situazione? La “fune” è un simbolo della città, un elemento caratteristico, tradizionale. Una “cerniera” fra i due centri storici di Piazza e Breo. Una cerniera costosa.
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