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10 Gennaio 2026 - 09:07
Una veduta di Carrù, nel riquadro il ritratto della dama Anna Francesca d’Acceglio, vedova Saluzzo,
C’è una Carrù che non compare sulle mappe moderne, ma riemerge con forza dalle pagine ingiallite degli antichi registri. Un paese in cui, nel testamento, si poteva lasciare il proprio letto al medico curante per gratitudine, oppure chiedere la celebrazione di centinaia di messe per assicurarsi la pace dell’anima. È la Carrù dei secoli scorsi, tornata alla luce grazie a un lungo e paziente lavoro di recupero dell’archivio parrocchiale.
Una squadra di volontari, con impegno, competenza, passione e santa pazienza, ha messo mano per vagliare, catalogare e archiviare il tutto. Hanno lavorato per cinque anni, da maggio a settembre, nei locali della biblioteca parrocchiale di Carrù Il risultato è visibile sugli scaffali ed è racchiuso in un documentario, realizzato dal carrucese doc Marco Aimo.
Far riemergere alcune di quelle carte vuol dire parlare con epoche lontane e riconnettersi con le radici più profonde del paese. Quando ancora c’era il convento dei frati Cappuccini in via Bene Vagienna, erano attive le varie Confraternite e al posto dell’attuale cinema-teatro sorgeva la chiesa di San Giuseppe. Quando si faceva il «censimento» o, meglio, «lo stato delle anime». Ed era normalissimo, ad esempio, che a Carrù il parroco chiedesse, nero su bianco, almeno 12 parroci per assicurare un buon servizio. Lo scriveva l’allora arciprete Giovanni Luigi Occelli, era il 1812.
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Tra tutti i sacerdoti colpisce la figura di don Carlo Tomaso Badino, colui che fece costruire la nuova Chiesa parrocchiale, che ancora oggi torreggia in piazza Caduti. Dall’artigiano più umile all’artista più famoso, tutti resero possibile la buona riuscita di un’opera meravigliosa. Badino, «dottore di ambe leggi, protonotariato apostolico e arciprete meritatissimo della Chiesa parrocchiale di Carrù», dedicò poi un sonetto di «ossequiosa riconoscenza» a Maria Vergine Assunta in occasione dell’innalzamento del nuovo altare maggiore in marmo.

I legati e i testamenti offrono indubbiamente gli scorci più pittoreschi. Il più antico di cui c’è traccia è quello della signora Margherita, vedova di Michele Catena, che fu un personaggio importante e facoltoso. Risale al 22 febbraio 1613. La vedova lasciava in beneficenza 16 fiorini (una cifra rilevante, con cui si poteva pagare l’affitto di un anno e una gran quantità di vivande e abiti) alla Compagnia del «Corpus Domini» e a quella dei «Disciplinati». Poi cita dettagliatamente anche una «veste rossa di sargia di Milano», che dovrà essere riscattata da «un ebreo di Cuneo, presso cui era stata impegnata». La sargia era una stoffa leggera di lana o di lino di importazione francese.
Molto presente, nella documentazione, è la famiglia Saluzzo. «Si celebreranno 800 messe in suffragio dell’anima», dettava nelle sue ultime volontà l’ultima erede, dama Anna Francesca d’Acceglio, vedova Saluzzo, nel 1798. Nulla veniva lasciato al caso. «Lascio al signore Giovanni Battista Manfredi, medico curante, per l’assistenza offerta e a condizione che non possa pretendere altra mercede, questo letto compreso di tutto il corredo e quattro dei quadri a sua elezione nella stanza». Alla serva Anna Maria Massimino vanno invece il «bronzino» di due libre e mezza di peso e il «cadregone di paglia accanto al letto».
In tutto sono oltre 3 mila i volumi presenti, di varie epoche e in varie lingue (italiano, latino e francese). Il più antico? Una raccolta di scritti di papa Gregorio XIII, stampati a Lione nel 1516. Tanti libri erano provenienti dal convento dei frati Cappuccini di Carrù, una presenza costante e attiva per la comunità.
A fine ’600, da un lascito di don Luigi Garneri, venne istituito anche l’Ospedale (dove ora c’è la Casa di riposo) per «soccorrere le persone che altrimenti senza aiuto perirebbero». Le testimonianze di aiuto e solidarietà al prossimo non mancavano di certo. In chiusura calza a pennello la frase del già citato don Giorgio Oderda, colui che, tra il resto, salvò il paese dalla rappresaglia nazista il 18 agosto 1944: «Carrù, in mezzo a tante deficienze morali, conserva ancora una profonda devozione alla Vergine Assunta».
La biblioteca storica parrocchiale è ora consultabile previo appuntamento presso l’ufficio parrocchiale al numero 0173 75187. Con le stesse modalità è possibile prenotare una copia in dvd del documentario realizzato da Marco Aimo.
Per la logistica hanno collaborato Giuseppe Cardone, Gianfranco e Fabrizio Ferrua, Giuseppe Occelli, Nino e Marina Oreglia, Pier Luigi Tomatis. Per la sistemazione della biblioteca: Pinuccia Giacosa e Roberto Lubatti. Per il riordino dell’archivio: Antonia Filippi. L’arciprete don Domenico Prandi ha favorito il progetto e ne ha sostenuto le spese, Marco Aimo e Lorenza si sono prestati con disponibilità ed entusiasmo alla realizzazione del video.
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