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Un albero, mille vite: il castagno che da 400 anni racconta la storia della montagna

Altro 18 metri e largo quasi 7, è un monumento vivente. Testimone silenzioso della vita che continua

Un albero, mille vite: il castagno che da 400 anni racconta la storia della montagna

Il grande castagno secolare, a fianco al Rifugio San Michele

Nel cuore della Valle Pesio, dove il bosco si apre come una cattedrale naturale davanti al Rifugio San Michele, appena recuperato e inaugurato nel 2024, vive un guardiano silenzioso che ha visto passare secoli di storia: il Castagno di Chiusa di Pesio, il vecchio "Crou di San Michele". Non è un albero qualunque, ma un vero monumento vivente, iscritto nell’Elenco degli Alberi Monumentali d’Italia e protetto per legge.

Un gigante buono della montagna

Appartenente alla famiglia delle Fagaceae, il nostro protagonista è un Castanea sativa — il castagno europeo — una specie che ha accompagnato l’uomo fin dall’antichità. Qui, a pochi passi dal rifugio, questo esemplare forma una ceppaia vetusta: più fusti nati dallo stesso ceppo, che nel tempo hanno creato una struttura imponente e quasi architettonica.

Le sue misure raccontano già molto:

  • Età stimata: oltre 200 anni (ma il “cuore” del ceppo supera i 400 anni).

  • Circonferenza a 1,30 m: fino a 6,80 metri nei punti più grandi.

  • Altezza: circa 18 metri.

La corteccia, bruno-scura e profondamente solcata, è come una mappa del tempo. In alcuni punti il tronco è cavo, scavato dai secoli e dagli agenti naturali, ma proprio queste cavità sono oggi rifugio per insetti, uccelli e piccoli mammiferi: una vera città verticale della biodiversità.

Il “pane dei montanari”

Per secoli il castagno è stato chiamato “l’albero del pane”. Le sue castagne hanno sfamato intere popolazioni montane fino all’introduzione della patata nel Settecento. In Valle Pesio, come in gran parte delle Alpi e dell’Appennino, i boschi di castagno erano coltivati e curati con attenzione: legna per travi e pavimenti, tannini per le concerie, pali per l’ingegneria naturalistica, frutti per la farina dolce.

Il Castagno di Chiusa di Pesio è un testimone di quel mondo rurale. Oggi gli antichi castagneti da frutto sono spesso in regressione, colpiti da malattie e dall’abbandono, ma questo esemplare resiste, come un archivio vivente della memoria collettiva.

Un albero monumentale

Dal 2018 è ufficialmente riconosciuto come albero monumentale per una combinazione rara di qualità:

  • età,

  • dimensioni,

  • forma e portamento,

  • valore ecologico,

  • valore storico, culturale e paesaggistico.

Dal 2021 la sua tutela è ancora più stringente: danneggiarlo o abbatterlo comporta sanzioni pesanti, perché un albero così non è solo legno e foglie, ma patrimonio pubblico.

Il dialogo con il Rifugio San Michele

La riapertura del Rifugio San Michele nel 2024 ha riportato vita in questo angolo della valle, e il castagno sembra quasi accogliere i visitatori come un vecchio custode. Sotto la sua chioma fitta (ora ovviamente spoglia) — la chioma globosa tipica dei grandi castagni — ci si può fermare, in primavera e in estate, a leggere una storia, scattare una fotografia o semplicemente fare un pisolino al riparo delle sue fronde.

Ma il cartello affisso ai suoi piedi è chiaro e affettuoso allo stesso tempo: non salire sulla corteccia, non stressare i fusti, perché sono ormai fragili e scricchiolanti. Proteggerlo significa permettergli di continuare a vivere.

Perché salvarlo

In un’epoca in cui i boschi cambiano rapidamente, questo castagno è una capsula del tempo. Racconta il rapporto tra uomo e montagna, offre habitat a decine di specie, dona bellezza al paesaggio e identità alla comunità.

Salvaguardarlo non è solo un dovere legale, ma un gesto di gratitudine verso la natura. Perché quando ci fermiamo accanto a lui, davanti al Rifugio San Michele, non stiamo semplicemente guardando un albero: stiamo incontrando secoli di vita che continuano a respirare, foglia dopo foglia, nel cuore della Valle Pesio.

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